Miiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

E il primo, concreto, fondamentale progresso fatto da Manuele grazie al nido si riassume nella sua nuova parola conquistata che funge da titolo a questo micropost.

E poi?

Il nuovo tormentone di Manuele è mutuato dal fratello Leonardo, che ti chiede minuziosamente il programma del giorno dopo e una volta che tu hai finito di illustrargli tutte le splendide prospettive che lo attendono, dalla scuola al pisolino all’ottima merenda, ti chiede “E poi?” e se non ci sono distrazioni si va avanti fino a finire la settimana.

Anche Manuele, ormai lanciatissimo dal punto di vista del linguaggio (la maggior parte delle nuove parole riguardano pietanze di vario genere, sará indicativo?) ha cominciato a domandare continuamente con la sua vocina buffa “E poi?

Finisce il cibo nel piatto. “E poi?

La mamma legge una pagina di un libro. E se non si spiccia a girarlo… “E poi?

La nonna gioca con lui a fare i versi degli animali. Ecco la paperetta… “E poi?

Papá dice “Andiamo a fare il riposino.”. “E poi?

E poi…. abbiamo pure aggiunto un netto “Ci!” al movimento deciso della testa per affermare la propria volontá. Ha ragione a metterci fretta, qui se non ci spicciamo a segnare tutti queste piccole tappe di crescita il trottolo, che oggi ha il primo giorno di nido, ce lo troveremo giá ometto senza essercene quasi resi conto. E poi?

Bravo dinosauro!

Individualismo

Def. Dopo i due anni il bambino passa dalla terza alla prima persona, utilizzando il pronome personale io.  Il bambino è giá cosciente della propria individualitá, ma con il pronome IO si distingue dal mondo circostante, si afferma verbalmente e si differenzia dagli altri essere umani.

E, aggiungo, si arroga i primi diritti. Ad esempio:

Papá: “Chi vuole questo pezzo di mela?”

Manuele: “IO!!!”

Mio figlio minore conoscerá al momento solo una ventina di parole, ma a quanto pare per quelle importanti trova sia meglio bruciare le tappe.

Annaffiamo?

Riposo?

Divertirsi ci si diverte, i bimbi sono impazziti ad avere papà e mamma sempre con loro. Il mare è un successone e  in 4 si è il numero giusto per fare le gare spingendo salvagenti a forma di pesciolino in su e in giù. Leonardo vuole sempre arrivare primo e per ora lo accontentiamo, tanto Manuele applaude comunque.

canottini

Poi c’è stato un matrimonio di una cara amica di adolescenza della  mamma, con l’occasione di rivedersi con tante persone con cui ci si vede ormai troppo raramente. E prima completare una parte del regalo, per lasciare qualcosa di personale, trovare vestiti comodi ma eleganti per tutta la famiglia e scarpe rasoterra per la mamma, che ha finalmente rimesso dei tacchi come si deve per la cerimonia che ha prontamente cambiato con flipflop in tinta quando si è trattato di inseguire i bimbi per tutta la sala del ricevimento. E qui bisogna dare una menzione con lode al papà, che si è occupato maggiormente dei due monelli permettendo alla mamma di stare un po’ con i suoi amici. Certo, un matrimonio tradizionale il 2 Agosto alle 12, con tanto di pranzo post cerimonia e due bimbi piccoli è un’impresa, ma ce la siamo cavata.

Però un po’ mi manca la vacanza dei vecchi tempi, in cui si macinavano una decina di libri a testa, il ricamo, le lunghe nuotate e le dormite in spiaggia, i concerti da camera nel chiostro di San Francesco e le rassegne di cinema estive. La mia idea di riposo e di ricarica per il nuovo anno, insomma.

Però c’è il risveglio al mattino con i cappuccini del papà e la colazione fuori nel microgiardino

cappuccini

colazione

e le passeggiate per Alghero e, se i bimbi dormono contemporaneamente, forse riusciamo a finire di vedere Battlestar Galactica, e il tempo del riposo tornerà tra qualche anno, intanto ci godiamo Leonardo e Manuele, che passano il tempo a lottare come tigrotti,

Lotta greco-romana

si  abbracciano, si buttano uno sull’altro, si rotolano insieme, si accarezzano, e poi ricominciano. Litigano, si cercano, ridono, confabulano in non si sa quale lingua, urlano felici quando finalmente il fratello addormentato si sveglia.

Manuele dice ora anche “Bata!” (basta), “palla” e “ciao”, oltre a “bonde!”, parola onomatopeica per annunciare che si sta per buttare o sta per lanciare qualcosa da qualche parte, più 3 modi diversi di dire No. C’ è il “no” secco, il “noooooo” di quando è scocciato dalla tua interferenza e il “mmmmnnnnoo!” che arriva da lontano e interpreto come rafforzativo. E i versi  degli animali, “Bao”, “Mao” e “Mmmmmmmmm” detti in un tono  cavernoso che se questa è la sua voce bianca avremo un basso-baritono in casa fra qualche anno.

Leonardo invece da bravo piccolo intellettuale passa le vacanze a fare i giochi “unisci i puntini” e a farsi leggere (a saltelli) tutti i miei libri illustrati di quando ero piccola, che la nonna ha conservato in questa casa quando è stata venduta quella della mia infanzia.

E quando si esce ci fa sbellicare dalle risate incitandoci con un “Andiamo, ragazzi!”

Andiamo ragazzi!

Faccia da birba

In attesa di “sbloggare” le foto del compleanno di Leo e di raccontarvi della festa e della sua preparazione, facciamo un po’ il punto su quel discolaccio di Manuele che con quello sguardo furbo e quel sorriso biricchino ci sta dimostrando che il carattere è carattere, e che lui è decisamente diverso dal pacioso Leo. Non voglio certo mettere etichette ai miei figli, e quindi preciso che questa è un’impressione del momento, ma al momento, appunto, Manuele si sta rivelando un monello fatto e vestito.

Il suo sorriso fossettoso si è arricchito, saltando i due incisivi laterali inferiori e i canini, del suo primo molare, utilissimo per masticare quindi piú importante di altri denti intermedi. Non per nulla, dopo no e Onto? (pronto?), che persistono, Mamma e Papá, al momento dimenticati, la parola del momento è un entusiastico Pappa!.

Ma questo è niente rispetto alla comprensione. Se gli si dice che si esce per fare la passeggiata corre a prendere le scarpe e poi al passeggino, se è ora di pappa basta dirglielo e va in camera, apre il cassetto, prende il bavaglino e me lo porta. Ieri provava anche ad arrampicarsi sul seggiolone per farmi capire che aveva fame, salvo poi rendere sempre piú problematico il momento della pappa con le velleitá di usare il cucchiaino da solo (e con quello sghembo quasi ci riesce).

Per fortuna ha cominciato anche a capire il no detto dalla mamma. Dopo almeno un mesetto che ogni volta che provava ad accendere il televisore gli ripetevo no, mettevo la mano davanti per far capire che voleva dire che glielo impedivo e alla terza volta lo portavo via nonostante gli strepiti, ora non lo fa praticamente piú, anzi, si avvicina e si dice da solo Nooo, indicando il pulsante e ridendo. Quindi prima lezione sul senso del limite acquisita, per fortuna.

Ormai da un mesetto si cammina, si trottola in giro per la casa, si prova ad imitare il fratello quando galoppa per la casa, facendo saltelli talmenti esilaranti da mettersi a sghignazzare da solo dopo la loro esecuzione. Non solo. Ci si arrampica anche su sedie e poltrone, ma fortunatamente i previdenti genitori e nonni hanno insegnato a scendere, quindi per ora non è troppo rischioso.

Ma l’evoluzione del monello che c’è in lui si è giá manifestata nel fare il primo vero dispetto al fratello nonché compagno di giochi: una volta sottratto con mossa repentina un cavallino con cui Leonardo stava giocando, vedendo che l’interesse del fratello si stava rivolgendo ad altro, l’abbiamo visto riavvicinarsi offrendolo indietro e risottrarlo con uno sghignazzo non appena Leonardo faceva per riafferarlo, allontanandosi velocemente a passettini per mettersi fuori portata.

Per.ben.tre.volte.

Magnum

Monelleria allo stato puro, direi. Peró non abbiamo saputo trattenerci dal ridere, educatori da strapazzo che siamo.

Ghliglí!

Posted On aprile 12, 2009

Filed under Leonardo, Manuele, paroline

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Ghliglí. Definizione: elemento curioso o entusiasmante che si palesa ai sensi di Manuele. Ghliglí sono gli uccellini che volano da un ramo all’altro, un rubinetto che si apre e lascia scorrere l’acqua, la centrifuga in funzione, la porta d’ingresso che si apre, il solletico sotto il piedino. Nel caso di contemplazione prolungata puó essere inframmezzato da “ooohhh” ammirati. Puó essere sinonimo di felicitá appagata.
E in questo ultimo significato inviamo un sentito Ghliglí di Buona Pasqua a tutti i nostri pochi ma benvolutissimi lettori.

Gnam!

Accadde ieri.

Ha detto piú volte “Mamma” invece di “Gnagna” con intenzione, per chiamarmi.

Quando è suonato il campanello è corso alla porta chiamando “Papá!”

Ma prima di tutto questo ha aggiunto un “No” sonoro a tutte le volte che scuoteva la testa in segno di diniego. Nel caso non si capisse.

Autrice: Mamma

Nomi

Manuele: “Gnagna?”

Mamma: “No, io sono la mamma.”

Manuele: “Gna-gna”

Mamma: “Mam-ma”

Manuele: “Ma-ma”

Mamma: “Bravissimo il mio tesoro!!”

Manuele: “Tata?”

Papá: “No, devi dire papá”

Manuele: “Taaaaa-ta!”

Papá: “Pa-pá”

Manuele: “Ta-tá”

Papá: “Pa-pá”

Manuele: “Pa-pa”

Papá: “Evviva!”

Manuele: “Ba-baaaa.”

Leonardo: “No, Lele, devi dire Le-o. Le-o. ”

Manuele: ???

L’affabulatore e il piccolo tragico

Leonardo ormai parla bene, ed è buffissimo sentirlo usare espressioni da adulti e ci costringe a stare attentissimi a quello che diciamo.  Ad esempio quando non riesce a fare una cosa gli scappa “Mannagia!” (con una g sola), e se mi deve incitare a giocare con lui comincia a strascicare “Dai Mamma, daaaaaaaaaaai”. Due giorni fa, svegliandosi, mi ha abbracciato e per la prima volta mi ha detto spontaneamente: “Mamma, io ti voglio bene”, con ovvi effetti di intenerimento eccessivo della sottoscritta. Fortunatamente la sera l’ha detto anche al papá, cosí siamo pari (per farsi perdonare il ritardo ci ha aggiunto anche un altro “bene” rafforzativo alla fine della frase).

A volte mi incanto o mi sbellico dalle risate a sentirlo giocare. Lui gioca giá molto “di ruolo”, con grande soddisfazione dei genitori che vedono un promettente futuro di serate in famiglia a giocare a D&D. Adesso gli hanno regalato l’arca di Noé (ribattezzato Oné, che è piú facile) dei Little People con tutti gli animali, ed è capace di stare ore ad imbastire storie in cui la Sciebra Mamma va dal Lelefante Papá e gli parla e gli racconta cosa ha fatto la mattina e poi gli propone di andare sull’arca con lui, a fare colazione. La sera quando lo addormento chiacchiera finché non è troppo stanco, mi racconta a modo suo le favole (… e poi Pocciccino butta le briciole, e poi c’era il taglialegna e avevano fame, e poi gli uccellini si mangiano tutte le briciole!) o quello che ha fatto all’asilo. Non è certo diventato un mangione, ma è golosissimo, per lui tutti i pasti dovrebbero essere colazione o merenda, per poter mangiare torte, biscotti, yogtt e tcotcolata. E altro passo avanti sul fronte del disegno: dopo tanto osservare e chiedere agli altri di disegnare per lui si è lanciato, fa il sole con i raggi (4!) e i signori, cioé un tondo piú o meno irregolare con due puntini per occhi, due lineette perpendicolari tra di loro a formare naso e bocca e una serie di scarabocchi sotto per fare braccia, gambe e busto. E se proprio non gli viene bene mi guarda e dice convinto “Ho fatto un signore brutto!” Piú lo guardo piú lo vedo ometto, con il suo faccino malizioso e la sua piccola autonomia che acquisisce ogni giorno nel fare le cose. Ma devo ricordarmi che è sempre piccolo e sensibile, come dice lui stesso quando gli dico che è un bimbo grande mentre Manuele è un bimbo piccolo: “No, io sono piccolo, ma sono cresciuto da Lele”. Non sia mai che ci sbagliamo e lo consideriamo adulto troppo presto.

Manuele, il piccolo, appunto, anche lui fa passi da gigante e ci riempie di allegria con le sue trovate. Affascinato da ogni tipo di telefono, se qualcuno gli dice “Pronto! Pronto!”, prende l’oggetto che ha in mano e se lo porta all’orecchio, scatenando naturalmente l’ilaritá generale e sorridendo con aria furbetta per esserci riuscito. Fa no con la testa se non vuole qualcosa che gli proponi, ha cominciato con la pappa quando era sazio, e adesso lo utilizza in modo piú generale. A proposito di cibo, non so proprio quanto riusciró ancora a tenerlo a pappe, è troppo interessato a quello che mangiamo noi. Sembra gradire piú il salato del dolce, rifiuta i biscottini se gli offri un pezzo di pane in alternativa, cerca sempre di afferrare il biberon del fratello, e chiede tutto quello che c’è in tavola. Se non si sta attenti, afferra qualsiasi cosa di commestibile e se lo mette immediatamente in bocca, e sembra riuscire a capire benissimo cosa è cibo e cosa no, perché con altri oggetti non lo fa.

Lo chiamiamo Il piccolo tragico perché quando non riesce ad ottenere qualcosa o è contrariato, senza neanche passare dal “musetto” tipico dei bimbi scoppia in un pianto disperato con tanto di lacrimoni che dura esattamente 18 secondi, al termine dei quali smette improvvisamente e si rivolge verso un nuovo obiettivo da perseguire. Come il fratello, anche lui gattona pochissimo, striscia come un marine sul sentiero di guerra ma soprattutto cammina sostenuto per le manine. Se gli chiedi “Dov’è tuo fratello? Dov’è il papá?” comincia a correre per la casa per portarti dalla persona che hai nominato. La mattina si sveglia presto, e a volte il papá gli dice “Andiamo a svegliare il fratellone?” Lui balza a terra, corre alla camera di Leo (e sua, ma per ora la notte dorme ancora con noi) e comincia a picchiare alla porta. E sembra ieri che era un fagottino minuscolo che ti guardava con occhi seri seri!

Autrice: Mamma

Il Natale di Leo

Posted On dicembre 25, 2008

Filed under Leonardo, paroline, tappe di crescita

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Vivere in Natale con gli occhi dei bimbi è proprio un’altra cosa. Ho sempre amato il Natale, ma adesso che Leonardo è abbastanza grande da cominciare a capire un po’ del senso della festa è un periodo bellissimo. Leonardo adesso parla piuttosto bene, tranne alcuni errori tenerissimi che mi appunto qui per non dimenticare: “qu” lui la pronuncia “f“, quindi abbiamo fetto fi per questo qui, affa per acqua, fuola per scuola, cinfe per cinque. Poi resistono papallo e, saltuariamente boto (biscotto) anche se è al plurale fa correttamente bicotti. Numero, che indica per lui sia una cifra che una lettera dell’alfabeto, è difficilmente decifrabile per i non addetti perché diventa mumolo, ma ormai la bandanda che tanto ci faceva ridere non esiste piú, è rimasta solo la banana. Il resto è abbastanza comprensibile. Usa i pronomi, coniuga i verbi, anche se parla ancora in terza persona.

Questo per dire che ormai con lui si puó avere un dialogo anche abbastanza complesso, quindi spiegargli dell’albelo di Atale e del Pisepio e si possono aprire ogni giorno i sciacchettini del calendario dell’Avvento, che per noi serve anche a misurare i giorni che separano dalla partenza per Vapoli, dai nonni paterni. Questa del calendario dell’Avvento è stata un po’ un’odissea, praticamente ne ho comprati quattro diversi per trovarne uno che andasse bene, ma gli altri li tengo per gli anni successivi, quando avrá sufficiente manualitá da aprire da solo sportellini pretagliati o io sufficiente tempo da fare i pacchettini da appendere alle mollette. Per ora vicino all’albero c’è una grande renna con sotto 24 sacchettini ricolmi (ormai non piú :-)) di uvetta, pezzettini di un minipuzzle da completare alla fine, qualche biscottino, pochissime caramelle e cioccolatini. Ho dovuto spiegargli che non si potevano aprire tutti subito, ma uno al giorno, e ora quando si alza, magari ancora assonnato, e gli chiedo se vuole aprire il sacchettino del giorno si illumina tutto. Penso che sia anche educativo, perché insegna ad aspettare, e in futuro, forse, a contare o almeno a riconoscere i numeri.

Quando abbiamo fatto l’albero e il presepe, la prima Domenica di Avvento, è stata una festa. Per caso c’erano anche i nonni per fare festa, Leo ci ha aiutato a decorare l’albero, tutto roscio,  ha inventato una danza guerriera da compiere intorno a questo totem decembrino, e ha applaudito quando si sono accese le luci. Il nostro piccolo presepe artigianale napoletano, con i pastori vestiti fatti a mano, è stato piazzato sufficientemente in alto, ma se ci chiede di essere preso per guardarlo e giocarci il papà lo accontenta, e diventa il teatrino di piccoli sketch inventati dal piccolo burattinaio: “Ora fetto fi sciale le cale, fa toc toc alla porta (n.d.r. della casetta dietro la grotta) e entra.” Certo, la disposizione spesso non è molto ortodossa, a sera vanno tutti a sdraiarsi e a dormire nella grotta, pastori e pecore compresi, oppure una mattina li ho trovati tutti (anche Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello) in fila indiana davanti al presepe come davanti al botteghino. Ma quando ha preso in mano la madonnina dagli occhi blu, con il velo azzurro e il vestito rosa, l’ha guardata un po’ e prima di rimetterla giù ha esclamato “E’ bella!”

Ora partiremo per Vapoli, dai nonni, ad aspettare là Pappo Tale. Vi salutiamo e vi lasciamo tanti cari sbavusciosi  auguri da parte dei nostri due allegri protagonisti, Leonardo e Manuele.

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