Un mutuo con il topolino dei dentini

“Mamma, ma poi se il topolino mi mette un soldino al posto del dentino, cosa ne faccio?”

“Lo puoi spendere, magari ti compri un gelatino, oppure lo metti nel salvadanaio”

“Io lo voglio dare a te.”

“Grazie, cucciolo, ma perché?”

“Così compriamo una casa più grande. Questa è un po’ strettina.”

“Mi fa piacere tu voglia già contribuire al bilancio famigliare, ma forse il tuo soldino lo potrai tenere, sai, non è che basta per comprare un’altra casa.”

“Oh, ma dopo che mi cadono tutti i denti saranno un sacco di soldini!”

Per ora c’è solo un po’ di indolenzimento, dite che è presto per contattare le agenzie immobiliari?

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Nomen omen

Posted On gennaio 12, 2012

Filed under Leonardo, tappe di crescita

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Leonardo scrive. Da un po’, ma ora compone frasi intere da solo, senza doppie e punteggiatura ma comprensibili. Tranne per il fatto che spesso scrive alla rovescia, perfettamente speculare, specie nei disegni con fumetto, quando il messaggio viene messo in bocca a qualche mostro orribile/cavaliere/drago/creatura dello spazio a destra del foglio e le lettere fluiscono dalla sua bocca verso la sinistra del foglio. Il modo più semplice per leggerle è mettere il foglio davanti allo specchio e guardare le scritte riflesse.

Pare che non l’abbiamo chiamato Leonardo per caso, o forse era proprio il caso che lo chiamassimo così.

Compleanno alla varicella

Come ci aspettavamo la mattina del suo secondo compleanno Manuele si è svegliato coperto delle macchioline e papule della varicella. Leonardo l’aveva presa esattamente 15 giorni prima, per cui abbiamo fatto due conti e abbiamo accantonato ogni velleità di festeggiare in grande stile nella saletta condominiale. E bene abbiamo pensato, altrimenti avremmo dovuto chiamare tutti gli invitati e disinvitarli per evitare la diffusione epidemica del virus e smaltire la gran quantitá di cibo preparato per la festa, senza contare la delusione dei bimbi che alla parola festa cominciano generalmente a saltellare. Ma purtroppo così doveva essere.

Nonostante non siano stati segnati da festeggiamenti in grande, ma da un semplice pranzo+merenda con i nonni, dalla torta-farfalla e  dal cappellino da Totoro, il suo film preferito, fatto dalla mamma, il passaggio ai due anni sta diventando uno spartiacque fondamentale per la crescita del cucciolo piccolo, ora forse meno piccolo. Che peró per me poteva stare piccolo un altro po’, visto che è il secondo e il minore e il piccolo di casa e a mamma fa tanta tenerezza cosí, che sennó poi le viene voglia di uno che piccolo sia davvero, e invece questo piccolo brucia le tappe e diventa meno piccolo troppo in fretta. Chiaro no?

E invece Manuele ha deciso che due anni è un’etá che proprio non è il caso di continuarsi a sedere sul seggiolino alzasedia della fisher price nonostante il comodo vano sottostante in cui nascondere pezzi di cibo per i tempi cupi, ossia gli intervalli tra i pasti in cui nessuno di questi inflessibili adulti foraggia un eventuale appetito fuori orario ad un bimbo che vivrebbe spizzicando, e ha preteso di avere la tripp trapp “tome quela di Leo”. Tripptrapp su cui ormai siede un sederino immutandato e non piú pannolinato. La varicella, complice immaginario un infelice pannolino usa e getta messo in un momento di smarrimento della mamma, si è concentrata tutta in zona popó, con un fastidio enorme e prurito in zone delicatissime per il povero infetto e un episodio di precoce orgoglio virile che ora vi descrivo.

Mentre era sul fasciatoio senza pannolino e io facevo l’inventario delle pustole, situate tutte in zone fastidiosissime, lui esclama:

“Mamma, mi pude il pidello!”

“Manuele, è piccolo, devi dire pisellino.”

Manuele si rimira e poi, un po’ offeso, rettifica:

“No, è gande! Pidello!”

Per evitare di aggravare il fastidio abbiamo deciso di usare le mutandine del fratello e cosí cambiarlo non appena avesse fatto pipí e dintorni, e magari spingerlo un po’ di piú sull’uso del vasino, con cui giá aveva un po’ di confidenza. Tempo 3 giorni era spannolinato, e sto meditando di toglierglielo anche per la nanna, tanto la maggior parte delle volte è asciutto. E addio cosí alle lotte e ai pernacchi sul fasciatoio, ma anche ai cesti di pannolini e alle lavatrici, e cosí deve essere.

L’ultima tappa è il lettino da grande, anche questo “tome quelo di Leo”, che dovremo andare a prendere all’Ikea non appena avremo la possibilitá.  E chissá che questo non aiuti a risolvere la migrazione a metá notte nel lettone del piccolo di casa ora meno piccolo. O forse la faciliterá, e riuscirá a migrare senza svegliarci o almeno farci alzare. E io sinceramente non so cosa sperare, perché del mio orsetto glabro che ora non mi tira piú i capelli ma mi sta appiccicato tutta la notte sentirei la mancanza. Anche se cosí dovrebbe essere.

Fauntleroy

Posted On febbraio 8, 2010

Filed under Leonardo, tappe di crescita

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Sembra timido, tranquillo, bene educato. Entra nelle case e se vede dei libri li prende e li sfoglia, trattandoli gentilmente. È curioso dei libri “da grandi” e gli piace leggere i fumetti della mamma e del papá, Paperino e Charlie Brown. Dice, in genere, grazie e prego e, alla scuola dell’infanzia, quando viene chiamato la mattina durante il gioco delle presenze, risponde con “Buona giornata!”

Quando sorride mostra tutti i denti e stringe gli occhi come un orientale. Si è meritato il soprannome di Piccolo Lord durante le vacanze di Natale, da parenti che non l’hanno chiaramente mai visto mettersi le dita nel naso, pulirsi il viso sulla manica e mangiare con le mani.

Ora sembra piuttosto contento di andare a scuola, ormai ha degli amici, anzi, piú propriamente, delle amiche. Bambine tranquille, come lui, che giocano con il trenino o il castello medioevale mentre i compagni corrono, giocano a spararsi, rompono i giocattoli. Se vede che c’è confusione, senza scomporsi troppo, prende il suo gioco e si sposta un po’ piú in lá.

Le maestre lo adorano. Mi dicono sempre “Avercene 28 come Leonardo!” All’inizio erano un po’ preoccupate che fosse un po’ chiuso, poi mi hanno raccontato che hanno capito che lui ha bisogno di studiare a lungo prima di lanciarsi. Come se non lo sapessi.

Quando ci sono ambienti pieni di bimbi e molta confusione non partecipa. L’ho accompagnato a feste in cui è rimasto vicino al buffet a mangiare biscotti mentre guardava i suoi amici si scatenavano. E quando era ora di andare via si intristiva, e se io gli chiedevo se si era divertito lui rispondeva “Si. Molto”

Ama l’arancione e il verde e se compriamo vestiti di quei colori non c’è nessun problema a vestirsi la mattina. Ha una strana idiosincrasia per i bottoni, non mi viene in braccio se porto una camicia, non indossa nulla che li abbia.

È dolce ed affettuoso, se viene a trovarci un qualche suo amichetto, suo padrino o i nonni è triste al momento dei saluti. Dice al fratello: “Lele, ma tu sei la mia fochina?” e gli pizzica le guanciotte. È gentile con i bimbi piú piccoli di lui, li abbraccia e lascia che giochino con i suoi giochi. Sotto controllo e con giudizio e moderazione, altrimenti no. È sempre piú indipendente, sereno, e sta perdendo quell’abitudine di parlare in tono lamentoso che aveva fino a qualche mese fa.

Continua a non mangiare molto, eccettuato il mezzo litro di latte giornaliero,  ma è goloso. Abbiamo uno scatolino, una ex-bomboniera, in cui la mattina la mamma inserisce un pezzettino piccolo di cioccolata come viatico per la strada verso la scuola ed è la sua goloseria quotidiana.

È il mio biondo, serio, piccolo Lord Fauntleroy, un bimbo di altri tempi e a volte mi verrebbe proprio la voglia di vestirlo con completini in velluto da piccolo aristocratico. Verdi o arancioni, naturalmente, e senza bottoni.

Miiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

E il primo, concreto, fondamentale progresso fatto da Manuele grazie al nido si riassume nella sua nuova parola conquistata che funge da titolo a questo micropost.

E poi?

Il nuovo tormentone di Manuele è mutuato dal fratello Leonardo, che ti chiede minuziosamente il programma del giorno dopo e una volta che tu hai finito di illustrargli tutte le splendide prospettive che lo attendono, dalla scuola al pisolino all’ottima merenda, ti chiede “E poi?” e se non ci sono distrazioni si va avanti fino a finire la settimana.

Anche Manuele, ormai lanciatissimo dal punto di vista del linguaggio (la maggior parte delle nuove parole riguardano pietanze di vario genere, sará indicativo?) ha cominciato a domandare continuamente con la sua vocina buffa “E poi?

Finisce il cibo nel piatto. “E poi?

La mamma legge una pagina di un libro. E se non si spiccia a girarlo… “E poi?

La nonna gioca con lui a fare i versi degli animali. Ecco la paperetta… “E poi?

Papá dice “Andiamo a fare il riposino.”. “E poi?

E poi…. abbiamo pure aggiunto un netto “Ci!” al movimento deciso della testa per affermare la propria volontá. Ha ragione a metterci fretta, qui se non ci spicciamo a segnare tutti queste piccole tappe di crescita il trottolo, che oggi ha il primo giorno di nido, ce lo troveremo giá ometto senza essercene quasi resi conto. E poi?

Bravo dinosauro!

Individualismo

Def. Dopo i due anni il bambino passa dalla terza alla prima persona, utilizzando il pronome personale io.  Il bambino è giá cosciente della propria individualitá, ma con il pronome IO si distingue dal mondo circostante, si afferma verbalmente e si differenzia dagli altri essere umani.

E, aggiungo, si arroga i primi diritti. Ad esempio:

Papá: “Chi vuole questo pezzo di mela?”

Manuele: “IO!!!”

Mio figlio minore conoscerá al momento solo una ventina di parole, ma a quanto pare per quelle importanti trova sia meglio bruciare le tappe.

Annaffiamo?

Riposo?

Divertirsi ci si diverte, i bimbi sono impazziti ad avere papà e mamma sempre con loro. Il mare è un successone e  in 4 si è il numero giusto per fare le gare spingendo salvagenti a forma di pesciolino in su e in giù. Leonardo vuole sempre arrivare primo e per ora lo accontentiamo, tanto Manuele applaude comunque.

canottini

Poi c’è stato un matrimonio di una cara amica di adolescenza della  mamma, con l’occasione di rivedersi con tante persone con cui ci si vede ormai troppo raramente. E prima completare una parte del regalo, per lasciare qualcosa di personale, trovare vestiti comodi ma eleganti per tutta la famiglia e scarpe rasoterra per la mamma, che ha finalmente rimesso dei tacchi come si deve per la cerimonia che ha prontamente cambiato con flipflop in tinta quando si è trattato di inseguire i bimbi per tutta la sala del ricevimento. E qui bisogna dare una menzione con lode al papà, che si è occupato maggiormente dei due monelli permettendo alla mamma di stare un po’ con i suoi amici. Certo, un matrimonio tradizionale il 2 Agosto alle 12, con tanto di pranzo post cerimonia e due bimbi piccoli è un’impresa, ma ce la siamo cavata.

Però un po’ mi manca la vacanza dei vecchi tempi, in cui si macinavano una decina di libri a testa, il ricamo, le lunghe nuotate e le dormite in spiaggia, i concerti da camera nel chiostro di San Francesco e le rassegne di cinema estive. La mia idea di riposo e di ricarica per il nuovo anno, insomma.

Però c’è il risveglio al mattino con i cappuccini del papà e la colazione fuori nel microgiardino

cappuccini

colazione

e le passeggiate per Alghero e, se i bimbi dormono contemporaneamente, forse riusciamo a finire di vedere Battlestar Galactica, e il tempo del riposo tornerà tra qualche anno, intanto ci godiamo Leonardo e Manuele, che passano il tempo a lottare come tigrotti,

Lotta greco-romana

si  abbracciano, si buttano uno sull’altro, si rotolano insieme, si accarezzano, e poi ricominciano. Litigano, si cercano, ridono, confabulano in non si sa quale lingua, urlano felici quando finalmente il fratello addormentato si sveglia.

Manuele dice ora anche “Bata!” (basta), “palla” e “ciao”, oltre a “bonde!”, parola onomatopeica per annunciare che si sta per buttare o sta per lanciare qualcosa da qualche parte, più 3 modi diversi di dire No. C’ è il “no” secco, il “noooooo” di quando è scocciato dalla tua interferenza e il “mmmmnnnnoo!” che arriva da lontano e interpreto come rafforzativo. E i versi  degli animali, “Bao”, “Mao” e “Mmmmmmmmm” detti in un tono  cavernoso che se questa è la sua voce bianca avremo un basso-baritono in casa fra qualche anno.

Leonardo invece da bravo piccolo intellettuale passa le vacanze a fare i giochi “unisci i puntini” e a farsi leggere (a saltelli) tutti i miei libri illustrati di quando ero piccola, che la nonna ha conservato in questa casa quando è stata venduta quella della mia infanzia.

E quando si esce ci fa sbellicare dalle risate incitandoci con un “Andiamo, ragazzi!”

Andiamo ragazzi!

Pesciolini bevipipí e mangiacacca

Da circa un paio di mesi abbiamo spannolinato Leonardo. Visto che non dava proprio nessun segnale di dire spontaneamente addio al pannolino nel week-end di Pasqua l’abbiamo tolto tutte le volte che stava a  casa e pulito pipí, cacche e mutandine per 3 giorni senza che si manifestasse nessun segnale che il quasi treenne avesse capito nulla di quello che volevamo da lui. Non so dove avevo letto che per un bimbo lasciare andare i propri escrementi equivale a fare un dono, allora, in un momento di atroce creativitá, gli ho raccontato che se faceva la cacca e la pipí nel water, scaricando l’acqua sarebbe andata giú lontano fino al mare, dove c’erano i pesciolini mangiacacca e bevipipí che li aspettavano per nutrirsi. Questa storiella ha colpito la sua fantasia e non se l’è piú scordata, anche se non è che abbia di per sé dato risultati, almeno non immediati. E io, che mi ero fatta problemi persino a parlare di Babbo Natale con la mia fissazione di raccontare sempre la veritá ai miei figli, veritá spiegata e semplificata in modo che la possano capire ma sempre attinente con la realtá, dicevo, io, con queste mie idee, adesso mi sono trovata a dover inventare particolari ittici sulle abitudini dei bevipipí e mangiacacca.

Dopo questa partenza quasi fallimentare, lo spannolinamento è andato in realtá piuttosto bene. Siamo andati pianin pianino: prima il pannolino si toglieva solo a casa, e per la pipí ormai Leo avvisava sempre; per la cacca è stata un po’ piú dura ma è servito molto usare la tappa intermedia del vasino, visto che sembrava che sul riduttore facesse piú fatica, come se non liberarsene immediatamente ma farla “piú vicino” gli facilitasse il compito. Misteri della mente infantile, pare che facciano fatica a separarsene, almeno penso che fosse quello il motivo. Ma poi che tono di soddisfazione si percepiva quando, attivando lo scarico, ripeteva “Ora va dai pesciolini, cosí mangiano!”

A quel punto abbiamo avvertito le dade, che erano a dir la veritá pronte a fare metá del lavoro e si sono stupite di aver giá un bimbo spannolinato: Leonardo infatti era ormai autonomo e gli si poteva togliere il pannolino anche al nido. Nel mio terrore di essere smentita ho telefonato personalmente per raccontare della nuova specie marittima spuntata fuori da questa nuova tappa di crescita e le dade mi hanno assicurato la loro connivenza. Fortunatamente, perché pochi giorni dopo pare che Leonardo abbia reso partecipi anche loro del fatto di aver appena apparecchiato un banchetto per i suoi cari pesciolini nel waterino dell’asilo. È un bimbo molto responsabile, si è capito, il mio Leo, molto sensibile alle esigenze dell’ecosistema.

Adesso il percorso è quasi finito. Teniamo il pannolino per la notte, devo dire che usando i pannolini lavabili ce la possiamo prendere con calma, tanto non ne sprechiamo, ma probabilmente è solo pigrizia visto che c’è stato un solo incidente nell’ultimo mese e mezzo e solo perché non aveva fatto la pipí prima di andare a nanna (niente bevuta serale per i pesciolini, sorry). Direi che appena torneremo a casa nostra (siamo momentaneamente a casa della nonna per dei lavori che stanno facendo nel nostro appartamento) si eliminerá anche quello.

Certo è che con un bimbo piccolo ti passano parecchie fisime. Stamattina, dopo aver fatto la cacca mangiando un pan di stelle (ho provato a toglierglielo ma mi ha guardato con gli occhioni supplici dicendo “Ma io ho fame!”), è sceso tutto contento dal vasino, ha applaudito ed esclamato, guardando l’enorme quantitá di prodotto evacuato “Adesso i pesciolini faranno tanta colazione!!”

Direi che me la sono andata a cercare.

Autrice: Mamma

Faccia da birba

In attesa di “sbloggare” le foto del compleanno di Leo e di raccontarvi della festa e della sua preparazione, facciamo un po’ il punto su quel discolaccio di Manuele che con quello sguardo furbo e quel sorriso biricchino ci sta dimostrando che il carattere è carattere, e che lui è decisamente diverso dal pacioso Leo. Non voglio certo mettere etichette ai miei figli, e quindi preciso che questa è un’impressione del momento, ma al momento, appunto, Manuele si sta rivelando un monello fatto e vestito.

Il suo sorriso fossettoso si è arricchito, saltando i due incisivi laterali inferiori e i canini, del suo primo molare, utilissimo per masticare quindi piú importante di altri denti intermedi. Non per nulla, dopo no e Onto? (pronto?), che persistono, Mamma e Papá, al momento dimenticati, la parola del momento è un entusiastico Pappa!.

Ma questo è niente rispetto alla comprensione. Se gli si dice che si esce per fare la passeggiata corre a prendere le scarpe e poi al passeggino, se è ora di pappa basta dirglielo e va in camera, apre il cassetto, prende il bavaglino e me lo porta. Ieri provava anche ad arrampicarsi sul seggiolone per farmi capire che aveva fame, salvo poi rendere sempre piú problematico il momento della pappa con le velleitá di usare il cucchiaino da solo (e con quello sghembo quasi ci riesce).

Per fortuna ha cominciato anche a capire il no detto dalla mamma. Dopo almeno un mesetto che ogni volta che provava ad accendere il televisore gli ripetevo no, mettevo la mano davanti per far capire che voleva dire che glielo impedivo e alla terza volta lo portavo via nonostante gli strepiti, ora non lo fa praticamente piú, anzi, si avvicina e si dice da solo Nooo, indicando il pulsante e ridendo. Quindi prima lezione sul senso del limite acquisita, per fortuna.

Ormai da un mesetto si cammina, si trottola in giro per la casa, si prova ad imitare il fratello quando galoppa per la casa, facendo saltelli talmenti esilaranti da mettersi a sghignazzare da solo dopo la loro esecuzione. Non solo. Ci si arrampica anche su sedie e poltrone, ma fortunatamente i previdenti genitori e nonni hanno insegnato a scendere, quindi per ora non è troppo rischioso.

Ma l’evoluzione del monello che c’è in lui si è giá manifestata nel fare il primo vero dispetto al fratello nonché compagno di giochi: una volta sottratto con mossa repentina un cavallino con cui Leonardo stava giocando, vedendo che l’interesse del fratello si stava rivolgendo ad altro, l’abbiamo visto riavvicinarsi offrendolo indietro e risottrarlo con uno sghignazzo non appena Leonardo faceva per riafferarlo, allontanandosi velocemente a passettini per mettersi fuori portata.

Per.ben.tre.volte.

Magnum

Monelleria allo stato puro, direi. Peró non abbiamo saputo trattenerci dal ridere, educatori da strapazzo che siamo.

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