Giugno, la fine della scuola

Posted On luglio 14, 2011

Filed under compleanni, Foto, Nido/materna

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Anche Giugno è passato e Manuele ha fatto il suo ultimo giorno di nido. Ci sono state due lacrimucce della mamma quando ha incontrato le dade per discutere la scheda per la materna ma bisogna ammettere che in realtà lui non ha detto neanche mezza parola di rimpianto. Se ci penso, non c’è stato un solo giorno che è sembrato preferisse andare al nido piuttosto che fare qualcos’altro. Eppure io mi sono trovata bene, le dade mi assicuravano che era tranquillo, un bimbo che si organizzava e non dava problemi, e parlando con loro mi pareva che lo conoscessero bene e sapessero come prenderlo. Pare che il suo lato istrionico se lo tenga per casa, dove forse ha più attenzione. Chissà. Di sicuro non è stata l’esperienza positivissima che immaginavo visto il suo carattere che in famiglia ci sembra esuberante e vivace. Pare che adorasse le attività e infatti l’orgoglio con cui mostravano e a turno abbiamo guardato i lavori suoi e di Leo di quest’anno lo dimostra. E’ stato un mese di feste e addii. La festa di fine anno di Leo, a tema l’Amicizia, con alcuni genitori che hanno fatto un po’ di teatro interpretando La Gabbianella e il gatto. Manuele ne ha ripetuto le battute e ha voluto reinscenarla a casa per tutta la settimana successiva. Purtroppo non ritrovo le foto fatte, le inserirò appena riesco.

Dopo il diplomino, al nido hanno fatto anche il festone finale, nel grande giardino sul retro. C’era la pesca in cui abbiamo vinto un asse da stiro e uno stendino giocattolo, i giochi per i genitori (mi sono esibita in quello delle sedie in circolo con un bimbo in braccio e l’altro per mano, performance notevole a mio modesto avviso, canzoni e cena finale. Questo nido a forma di casetta, con i pannelli solari sopra e la dada Marika sempre sorridente mi mancherà. L’anno prossimo saranno entrambi alla stessa scuola dell’infanzia e sembrano piuttosto eccitati all’idea. Incrociamo le dita sul gradimento del piccolo di casa e vediamo.

Ultimo grande evento (non unico, è stato un mese di incontri ed uscite, tra cui anche un week-end marittimo) è stata la festa di un compagno di classe di Leo, che i genitori hanno organizzato in un agriturismo fuori Bologna e non avrebbero potuto avere idea migliore. Lasciando il caldo soffocante di Bologna ci siamo inerpicati fino quasi a Monte Pastore e abbiamo conosciuto Paola e la sua creazione. Ha ristrutturato questo casolare e il suo granaio tutto da sola, facendo il muratore, carpentiere, la contadina e l’allevatrice nel mentre e ora offre camere, cucina casalinga, fattoria didattica e campo estivo. E’ stato un pomeriggio decisamente piacevole, ai bimbi gli animali piacciono sempre e un bel prato per correre raramente viene disprezzato. E questo è quanto per Giugno.


Chiacchiere, coccole e coccodrilli

Ho giá detto che l’autunno mi piace? Mi pare di sí. Poi quest’autunno caldo e soleggiato, che fa risaltare ancora di piú i colori dei colli bolognesi, mi mette allegria. Complice anche il fatto che la stanchezza, tanta, che c’era sta un po’ passando grazie ad un piú accorto uso del tempo a disposizione, a molto aiuto da parte del maritino e al magico integratore di ferro che mi ha tenuto su tutta la gravidanza. “Mai sottovalutare il cambio di stagione!” ricordano foglie e capelli che cadono come castagne.

Intanto la scuola prosegue e, tra una febbre e un raffreddore, Manuele è sempre molto contento di andarci. Al richiamo di “Andiamo dai bimbi!” risponde “Hi!” e si precipita verso una porta dicendo “Bimbi!”. Ma la sua passione, al momento, sono le bimbe, piú che i bimbi. Piano piano, dato che Leonardo guarda un po’ di dvd piú o meno selezionati la sera *, gli abbiamo consentito di fare compagnia al fratello. Ma se non c’è una bimba, o una ragazza, tra i protagonisti Manuele non è contento e chiede insistentemente di cambiare. Qualche tempo fa sono andata a prenderlo a scuola e l’ho trovato che accarezzava rapito di riccioli di Isabelle, che un po’ perplessa osservava con indifferenza il gioco degli altri bimbi ma non si sottraeva affatto alla coccola. In definitiva l’universo bimba è attualmente percepito pieno di fascino, tanto che la nonna gli ha regalato una vecchia bambola di pezza, chiamata molto fantasiosamente Bimba, che è presto diventata sua fida compagnia.

Dal punto di vista del linguaggio c’è una vera e propria esplosione, ora dice intere frasi, forse non proprio corrette, e immediatamente prova a ripetere le nuove parole che gli sembrano di qualche importanza. È un’esperienza nuova per noi, perché Leo, a parte pochi buffissimi tentativi (vedi il papallo e la papalla), quando ha cominciato a parlare, molto piú tardi, aveva giá una discreta proprietá di linguaggio, e non ci aveva abituato a questa abbondanza di parole storpiate ma comprensibili di cui ci inonda Manuele. La nostra capacitá decifrativa è ulteriormente messa alla prova dal fatto che ora a casa prova a cantare le canzoncine che sente da me, dai cd, o a scuola. E non sempre è facile. Dopo un fine settimana che ha passato a battere le mani dicendo “papá! cia cia cia” mi sono ricordata di una canzoncina che avevo sentito all’asilo di Leonardo, l’anno scorso, Papacía, appunto. Da qui la ricerca su internet, lo studio metodico e l’esibizione serale della mamma in questa hit trascinante, con apprezzamento e coinvolgimento entusiasta del pubblico medio-piccolo.

Sará l’autunno, sará che con la scuola ci si vede meno, sará il distacco, ma i bimbi in questo periodo sono ipercoccolosi. Leonardo ogni tanto la sera si sdraia sul divano e mi chiede “Mamma, mi accarezzi i piedini?”. Il loro latte serale, che anche Leo prende ancora con il biberon, se lo bevono tutti accoccolati addosso a mamma o papá, e mentre guardano la televisione, o prima di addormentarsi, si occupano anche loro di noi accarezzandoci i capelli. Ovvero, Manuele li tira, ma Leonardo proprio ci coccola come noi coccoliamo lui.

Il mio ometto grande in realtá ci prova anche con il fratello: “Lele, vieni in braccio, che ti leggo un libro e ti faccio due coccoline!”. A volte il piccolo risponde un netto No! ma ogni tanto si precipita in braccio al fratello, che naturalmente non lo riesce a reggere visto che ormai hanno una differenza di un paio di chili e una decina di centimetri, e finiscono entrambi abbracciati sul divano a sbavusciarsi la faccia.

Mi rendo conto dell’estrema melensaggine di quello che racconto, ma lo scrivo qui per potermene ricordare quando arriverá il momento in cui la mia massima intimitá con i miei figli sará lavargli i calzini sporchi e avró bisogno di una prova scritta per credere che erano cosí mammoni e coccolosi.

A proposito di mammite, la fase lettone prosegue. Io, stoicamente, metto Manuele la sera semiaddormentato nel suo lettino, ma dopo un paio d’ore cominciano i risvegli, che si placano solo stretti stretti a mamma. Allora se la mamma vuole anche dormire, si dorme insieme e pace. Sta di fatto che nel lettone fa tutta una tirata, al limite si sveglia un paio di volte cercandomi e riaddormentandosi quando sente che ci sono.

E i coccodrilli? In realtá di coccodrillo ce n’è solo uno. Si chiama Camillo ed è stato abbrancato da Manuele in una gita all’Ikea con i nonni e ci è rimasto abbracciato per qualche giorno. Dovevamo anche portarcelo fuori quando uscivamo, cosí andavo in giro con 3 bimbi di meno di un metro invece che due. Fortunatamente la passione è un po’ scemata e Camillo adesso staziona felicemente nel lettino a dormire come ogni bravo pelouche che si rispetti.

* Non ne sono orgogliosa, ma per ora va cosí…

Miiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

E il primo, concreto, fondamentale progresso fatto da Manuele grazie al nido si riassume nella sua nuova parola conquistata che funge da titolo a questo micropost.

Conclusioni dell’inserimento (temporanee)

Adesso Manuele arriva al nido, per strada ciangotta “bimbi! bimbi!” tutto contento, arrivati lí aiuta a togliersi il giubbottino, passa in braccio al dado di turno ( c’è anche un educatore maschio, la cosa mi fa molto felice) e dice “Tao, tao” salutando con la manina. A casa continua ad andare un po’ nel panico se non mi vede perché vado in un’altra stanza, ma meno di prima, e anche i risvegli notturni sono diminuiti. Devo ammettere che quello che mi aveva piú turbata era il cambiamento a casa, i pianti all’asilo me li aspettavo, ma non credevo che per lui la paura dell’abbandono si sarebbe estesa anche oltre il momento del distacco. Grazie davvero a tutte voi che mi hanno scritto ed incoraggiato e dato il benvenuto nel club :-), mi è servito davvero, che poi anche l’inserimento di Leonardo non era stato proprio rose e fiori, ma forse per lui me lo aspettavo e in piú, per cause di forza maggiore, era stato affidato al papá.

Alla fine Manuele all’asilo ci stará dalle 9 alle 12:30, ci pare sufficiente per cominciare e dargli la sua dose di contatti sociali anche in inverno e per i nonni tenerlo il pomeriggio è piú leggero perché per buona parte del tempo dorme. Per ora anche Leonardo torna dopo il pasto, vediamo se si riesce a reggere con questo ritmo. Sono bimbi, una mattina dovrebbe bastare, ma comunque il lettino alla materna è pronto, decideremo strada facendo. Da giovedí abbiamo provato a lasciare Manuele anche a pranzo, alle 11:30, e la dada mi ha accolto con un “Ma ha mangiato tutto! È un mangione, lui?” e probabilmente il fatto di essere nutrito ha ingenerato un senso notevole di gratitudine in lui per cui anche dopo il week-end casalingo stamattina era contentissimo di uscire con il papá per andare a scuola (ola).

Concludo riportandovi un brano di conversazione tra me e Manuele di metá della scorsa settimana, quando ancora si disperava ma avevamo invertito la tendenza.

“Manuele, ti piacciono le dade?”

“No!”

“E la dada Marika?”

“Ci.”

“Ti piacciono i bimbi?”

“No.”

“E la bimba Serena? ”

“Ci.

Ecco. Forse le modalitá di inserimento degli asili comunali potrebbero essere piú personalizzate. Forse per affidarsi doveva prima conoscere le singole persone, non le entitá collettive dadi e bimbi, e non è in qualche ora di presenza con la mamma che questo puó succedere. O forse no, forse deve avvenire proprio cosí, mamma via e cercati i nuovi punti di riferimento. Ma il dubbio mi rimane.

Crisi

Eravamo piuttosto convinti di mandare Manuele al nido. Ci sembrava che per il suo carattere curioso e indipendente fosse la soluzione migliore. Avrebbe pianto un po’, ma il distacco sicuramente sarebbe stato gestibile. Perché lui è cosí indipendente.

Come no? E ora ci ritroviamo pieni di dubbi con un bimbo che cerca la mamma di continuo e non si convince del perché non puó stare sempre con lei (o con i nonni, che fanno comunque parte dell’entitá “mamma” in senso lato).

Aggiornamento. A casa è piú sereno,  forse merito dell’aver guadagnato l’accesso al lettone a metá notte, cosí la sua dose di mamma sempre vicina se la becca.

Aggiornamento bis.Oggi sono andata a prenderlo dopo due ore e finalmente l’ho trovato che giocava sullo scivolo con gli altri bimbi! La dada è venuta tutta contenta e come prima notizia mi ha detto gioiosamente che aveva fatto la cacca. Io l’ho guardata un po’ stupita ma mi ha spiegato che è un momento molto importante, vuol dire che si è lasciato andare. Un passo avanti è stato fatto, vedremo lunedí.

Nido e materna, fra poco si va!

Un po’ di magone c’è stato quando abbiamo salutato le dade del nido di Leonardo. È stata davvero una bella esperienza, dopo l’inserimento un po’ faticoso, peró è finita un po’ bruscamente a causa di una brutta caduta di Leonardo che ha fatto sí che lo tenessimo a casa gli ultimi giorni di frequenza prevista. Il nido era davvero nuovo e bellissimo e ci sarebbe tanto tanto da dire, ma direi che prenderó spunto per questo piccolo flashback dalle parole della dada con cui ho scambiato due chiacchiere alla festa di fine anno. Non essendoci stato un vero e proprio colloquio finale, ho domandato come vedesse Leonardo alla conclusione di questo periodo di formazione e lei mi ha risposto ridendo:

“Che dire! È simpatico, gli piace leggere, gioca e si fa coinvolgere, canta sempre, va in bagno da solo, mangia da solo, che vogliamo di piú?”

Sulla simpatia non sono obiettiva, ma fa piacere che lo notino pure gli altri (eh, eh), la lettura gli è sempre piaciuta molto, complici nonni molto disponibili e nostro e loro grande acquisto di libri (eravamo quasi compulsivi, adesso siamo diventati assidui frequentatori della Sala Borsa, altrimenti avremmo avuto seri problemi di spazio personale a casa nostra), per il pannolino e la pappa il nido e l’esempio degli altri bambini è stato sicuramente di grande aiuto, ma davvero le due conquiste dell’anno che forse non sarebbero avvenute se fosse rimasto a casa con i nonni sono la socializzazione, la capacitá di fare attivitá organizzate in gruppo e la passione per il canto.

Era una gioia sentire il mio bimbo timidone dire che gli piaceva andare a scuola perché c’erano i suoi amici.  L’ho visto correre felice insieme al suo amico Simone, arrampicarsi, chiacchierare. E lo sento tutt’ora cantare e cantare, cantare e cantare, cantare e cantare….

E Venerdí si inizia con la materna. La scuola è proprio di fronte a casa e io aspetto quel momento con trepidazione e un pelino di ansia. La settimana dopo anche Manuele comincerá il nido. È stata una decisione presa sia in relazione al suo carattere esuberante, molto recettivo e sempre a caccia di stimoli, sia perché l’anno scorso in certi momenti abbiamo dovuto organizzarci al minuto secondo per riuscire a gestire, noi e i nonni, entrambi i bimbi, con problemi di stress e di salute conseguenti. E come penso sempre, se il tempo passato con i miei figli è viziato dal fatto che sono stanca e nervosa (e io quando sono stanca sono quasi sempre anche nervosa, purtroppo), meglio farsi aiutare e dedicare a loro un tempo piú di qualitá, anche se forse minore.

Intanto quest’Estate ho preparato con una certa emozione, come feci per Leonardo, la sacchetta con il suo nome. Anche questa è una tappa nell’acquisizione dell’identitá, e simbolicamente spero che in questo percorso si porteranno dietro qualcosa dell’amore della loro mamma, anche se solo un ricamino semplice semplice su una sacchetta giá decorata dell’Oviesse perché piú oltre qui non si va.

Sacca asilo Manuele