Non ho l’età

Posted On maggio 23, 2012

Filed under Leonardo, libri

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“Papà, il prossimo libro che leggiamo è Il signore degli anelli?”

“Mi pare un po’ presto per Il signore degli anelli, che ne pensi, mamma?”

“Leo, guarda che Il signore degli anelli è un libro lunghissimo, 10 volte più lungo di La storia infinita”

“Ma io ho 6 anni! Quando lo posso leggere?”

“Ma, non so, almeno a 9 anni!”

“Noooo. 9 anni? 9 anni? 9 anni è troppo! 8 sicuramente va bene.”

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Lo hobbit

Posted On febbraio 21, 2012

Filed under Famiglia, libri

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“Il prossimo capitolo si chiama “indovinelli nel buio” o “indovinelli nell’oscurità”, mi pare. Sembra interessante, vero, Mamma?”, dice Leonardo lavandosi i denti. E negli ultimi giorni vuole che si spenga prima Cartoonito per far sì che il papà possa leggere di più. Un’altra mania è stata attaccata, genitori degeneri.

N.B. Io nel frattempo leggo i Barbapapà e TopoTip a Manuele, e invece vorrei stare lì ad ascoltare. Al prossimo si fa a cambio, se Manuele concede.

Regali di Natale

Alcune blogger che stimo e leggo hanno affrontato ultimamente questo tema: regali di Natale, quanti, quali, e come? Se ne è parlato qui, qui, qui e ancora qui.  Mi ha fatto riflettere, ho ripensato alla nostra politica dei regali e ho valutato che, se noi genitori normalmente non facciamo regali fuori dalle feste comandate, tra nonni e amici di passaggio i bimbi sono molto abituati a ricevere giochi e pensierini. A volte utili, a volte educativi, a volte plasticosi, a volte persino gormitosi, a volte bellissimi (e, sempre a volte, le varie categorie possono sovrapporsi). E anche noi, si, forse non facciamo molti regali degni di questo nome, ma rimpinguiamo regolarmente il parco pennarelli, didò, libri, quaderni, dvd per bimbi, abiti per lo scatolone dei travestimenti e altri strumenti per tenerli impegnati a casa e nei week-end piovosi. E poi c’è il calendario dell’avvento, gli onomastici, i compleanni, le partenze, e altre piccole scuse per concederci il vizio di fare un regalo ai nostri cuccioli. Insomma, alla fine, pur concedendo una sola richiesta nella letterina a Babbo Natale, pur facendo finta di essere una famiglia sobria e un po’ spiantata, i bimbi di giochi non ne hanno pochi e anzi ne ricevono di continuo. Magari non costosi, ma tanti comunque. Ogni tanto faccio sparire quelli distrutti, o metto via quelli che hanno perso l’aura di novità e li faccio riapparire a rotazione, risvegliando nuovamente l’interesse, per evitare l’esigenza di un ricambio forzato e per arginare un po’ la sensazione di superfluo che provo guardando l’angolo giochi.

Alla fine delle letture mi sono quindi fatta l’esame di coscienza, ci ho pensato, ho pianificato se fosse possibile in qualche modo indirizzare propriamente le velleità giocherecce di Leonardo e Manuele e…. ho deciso di non farne niente. Anche perché l’esperienza mi ha insegnato che il negato è come l’arcolaio della Bella Addormentata, tu provi a far vivere i tuoi figli in una casa in una capanna lontana da ogni pericolo ma da qualche parte c’è sempre una soffitta con un attrezzo infernale che è sfuggito al tuo controllo.

A me è successo con la pubblicità. Noi non guardiamo la tv di fronte ai bimbi, e loro vedevano solo dvd adatti a loro, alla sera. Ma già dall’anno scorso Leonardo se ne è uscito dicendo “Io per Natale voglio la casa delle costruzioni”. Era successo che in una rivistina di Winnie the Pooh, di quelle piene di giochi grafici che lui fa molto volentieri, proprio sull’ultima pagina ci fosse una pubblicità della Lego, con alcune scatole e la famigerata casetta, ovviamente la più costosa dei set presentati. Così quest’anno è bastata una blanda visione di Rai yoyo per desiderare e richiedere la casa di Scooby Doo. Che volete che vi dica? Che sia. Si è fatta la letterina a Babbo Natale, Leonardo ha disegnato la casa, Manuele un cavaliere con la lancia e il drago, e quella cosa da loro voluta avranno. Solo una. Il che significa scegliere tra tutti i loro desideri, che non mi pare affatto diseducativo.

Nel mentre ho ripensato alla mia infanzia, e non mi pare che i miei abbiano mai messo un veto sui regali. Anzi, ultimamente ho incrociato un’amica di mia mamma, con figli circa dell’età mia e di mio fratello con cui giocavo da piccola, che ancora ricordava la nostra enorme camera piena piena di giochi. E con un sorriso ironico mi diceva che era strano che fossi cresciuta così a modo visto come ero stata evidentemente viziata da piccola. Poco gentile forse, ma vero: io sono cresciuta senza il mito del possedere, nonostante quella stanza piena di giochi. E mi sono ricordata che ogni Natale mia mamma ci faceva scegliere dei giochi da dare all’orfanotrofio vicino. Mi ricordo un anno che scelsi una mia Barbie, la vestii con cura a la confezionai per bene in una scatola vuota di pavesini perché sembrasse come nuova. Non mi ricordo che regali ho ricevuto quell’anno, ma quello che ho donato mi è rimasto in mente. E ho provato a proporlo ai miei bimbi, per quanto piccoli.

Il mestiere del papà a volte porta a conoscere casi difficili. Tra questi una ragazza madre dalla situazione davvero dura e complicata, con un bimbo poco più piccolo di Manuele, a cui in genere passo alcuni vestiti smessi. Ho chiesto ai bimbi se volevano scegliere un gioco da regalargli. Uno dei loro. Leonardo è partito con un entusiasmo che non mi immaginavo, riempiendo una busta di giochi anche attuali, anche belli e nuovi. Manuele per un po’ gli è stato dietro, poi quando il fratello ha cominciato a dire che regalava alcuni di quelli che a Manuele piacevano di più, si è messo naturalmente a piangere. Abbiamo trovato un compromesso, poi hanno deciso spontaneamente che avrebbero fatto un disegno per il bimbo, da accompagnare ai giochi.

Ho trovato la mia risposta: sono troppo pigra per mettermi troppi problemi sul ricevere, in fondo mi basta che poi sappiano anche dare. E comincerò, cosa che non avevo ancora fatto, a coinvolgerli nel realizzare regalini anche per amici e adulti. E poi se per Babbo Natale la slitta sarà poi troppo pesante, in fondo è il suo lavoro e saprà come risolvere il problema.

Chiacchiere, coccole e coccodrilli

Ho giá detto che l’autunno mi piace? Mi pare di sí. Poi quest’autunno caldo e soleggiato, che fa risaltare ancora di piú i colori dei colli bolognesi, mi mette allegria. Complice anche il fatto che la stanchezza, tanta, che c’era sta un po’ passando grazie ad un piú accorto uso del tempo a disposizione, a molto aiuto da parte del maritino e al magico integratore di ferro che mi ha tenuto su tutta la gravidanza. “Mai sottovalutare il cambio di stagione!” ricordano foglie e capelli che cadono come castagne.

Intanto la scuola prosegue e, tra una febbre e un raffreddore, Manuele è sempre molto contento di andarci. Al richiamo di “Andiamo dai bimbi!” risponde “Hi!” e si precipita verso una porta dicendo “Bimbi!”. Ma la sua passione, al momento, sono le bimbe, piú che i bimbi. Piano piano, dato che Leonardo guarda un po’ di dvd piú o meno selezionati la sera *, gli abbiamo consentito di fare compagnia al fratello. Ma se non c’è una bimba, o una ragazza, tra i protagonisti Manuele non è contento e chiede insistentemente di cambiare. Qualche tempo fa sono andata a prenderlo a scuola e l’ho trovato che accarezzava rapito di riccioli di Isabelle, che un po’ perplessa osservava con indifferenza il gioco degli altri bimbi ma non si sottraeva affatto alla coccola. In definitiva l’universo bimba è attualmente percepito pieno di fascino, tanto che la nonna gli ha regalato una vecchia bambola di pezza, chiamata molto fantasiosamente Bimba, che è presto diventata sua fida compagnia.

Dal punto di vista del linguaggio c’è una vera e propria esplosione, ora dice intere frasi, forse non proprio corrette, e immediatamente prova a ripetere le nuove parole che gli sembrano di qualche importanza. È un’esperienza nuova per noi, perché Leo, a parte pochi buffissimi tentativi (vedi il papallo e la papalla), quando ha cominciato a parlare, molto piú tardi, aveva giá una discreta proprietá di linguaggio, e non ci aveva abituato a questa abbondanza di parole storpiate ma comprensibili di cui ci inonda Manuele. La nostra capacitá decifrativa è ulteriormente messa alla prova dal fatto che ora a casa prova a cantare le canzoncine che sente da me, dai cd, o a scuola. E non sempre è facile. Dopo un fine settimana che ha passato a battere le mani dicendo “papá! cia cia cia” mi sono ricordata di una canzoncina che avevo sentito all’asilo di Leonardo, l’anno scorso, Papacía, appunto. Da qui la ricerca su internet, lo studio metodico e l’esibizione serale della mamma in questa hit trascinante, con apprezzamento e coinvolgimento entusiasta del pubblico medio-piccolo.

Sará l’autunno, sará che con la scuola ci si vede meno, sará il distacco, ma i bimbi in questo periodo sono ipercoccolosi. Leonardo ogni tanto la sera si sdraia sul divano e mi chiede “Mamma, mi accarezzi i piedini?”. Il loro latte serale, che anche Leo prende ancora con il biberon, se lo bevono tutti accoccolati addosso a mamma o papá, e mentre guardano la televisione, o prima di addormentarsi, si occupano anche loro di noi accarezzandoci i capelli. Ovvero, Manuele li tira, ma Leonardo proprio ci coccola come noi coccoliamo lui.

Il mio ometto grande in realtá ci prova anche con il fratello: “Lele, vieni in braccio, che ti leggo un libro e ti faccio due coccoline!”. A volte il piccolo risponde un netto No! ma ogni tanto si precipita in braccio al fratello, che naturalmente non lo riesce a reggere visto che ormai hanno una differenza di un paio di chili e una decina di centimetri, e finiscono entrambi abbracciati sul divano a sbavusciarsi la faccia.

Mi rendo conto dell’estrema melensaggine di quello che racconto, ma lo scrivo qui per potermene ricordare quando arriverá il momento in cui la mia massima intimitá con i miei figli sará lavargli i calzini sporchi e avró bisogno di una prova scritta per credere che erano cosí mammoni e coccolosi.

A proposito di mammite, la fase lettone prosegue. Io, stoicamente, metto Manuele la sera semiaddormentato nel suo lettino, ma dopo un paio d’ore cominciano i risvegli, che si placano solo stretti stretti a mamma. Allora se la mamma vuole anche dormire, si dorme insieme e pace. Sta di fatto che nel lettone fa tutta una tirata, al limite si sveglia un paio di volte cercandomi e riaddormentandosi quando sente che ci sono.

E i coccodrilli? In realtá di coccodrillo ce n’è solo uno. Si chiama Camillo ed è stato abbrancato da Manuele in una gita all’Ikea con i nonni e ci è rimasto abbracciato per qualche giorno. Dovevamo anche portarcelo fuori quando uscivamo, cosí andavo in giro con 3 bimbi di meno di un metro invece che due. Fortunatamente la passione è un po’ scemata e Camillo adesso staziona felicemente nel lettino a dormire come ogni bravo pelouche che si rispetti.

* Non ne sono orgogliosa, ma per ora va cosí…

La cage aux rossignols

Posted On ottobre 9, 2009

Filed under Francese, giochi

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Eccoci qui per la prima sorpresa. Dovete sapere che la nonna Nelly, altrimenti detta Mamie, è francese. Io quindi sono francese per metà. Probabilmente mi sento francese per circa un quarto, visto che è tanto che non torno in quel paese, ma un po’ francese mi sento. E vorrei trasmettere almeno un po’ di quella cultura ai miei figli. Un po’ viene naturale, come cantare loro per addormentarli le ninna nanne che conosco in quella lingua, non fosse altro perché in italiano non ne so. Un po’ no, quindi bisogna che cominci ad attrezzarmi. Mamie cerca di parlare ai bimbi in francese, e qualche volta anche io, ma non viene tanto naturale, anche perché tra noi ormai parliamo raramente in francese. Ma spulciando sul web, pochi giorni fa, mi è venuta un’idea. Mammafelice fa delle deliziose carte tematiche montessoriane, perché non usare quelle per giocare insieme? E perché non usarle anche per ampliare il vocabolario francese? E perché non tradurle e metterle a disposizione di tutti, che è il bello del web? E quindi? E quindi oggi potete trovare qui i primi set di carte tradotti dalla nonna Nelly, che è già al lavoro per le prossime uscite. E in più a chi indovina il nesso del titolo del post con i miei bimbi (mooolto difficile) potrà persino scegliere quale sarà il prossimo set da tradurre.

Faccia da birba

In attesa di “sbloggare” le foto del compleanno di Leo e di raccontarvi della festa e della sua preparazione, facciamo un po’ il punto su quel discolaccio di Manuele che con quello sguardo furbo e quel sorriso biricchino ci sta dimostrando che il carattere è carattere, e che lui è decisamente diverso dal pacioso Leo. Non voglio certo mettere etichette ai miei figli, e quindi preciso che questa è un’impressione del momento, ma al momento, appunto, Manuele si sta rivelando un monello fatto e vestito.

Il suo sorriso fossettoso si è arricchito, saltando i due incisivi laterali inferiori e i canini, del suo primo molare, utilissimo per masticare quindi piú importante di altri denti intermedi. Non per nulla, dopo no e Onto? (pronto?), che persistono, Mamma e Papá, al momento dimenticati, la parola del momento è un entusiastico Pappa!.

Ma questo è niente rispetto alla comprensione. Se gli si dice che si esce per fare la passeggiata corre a prendere le scarpe e poi al passeggino, se è ora di pappa basta dirglielo e va in camera, apre il cassetto, prende il bavaglino e me lo porta. Ieri provava anche ad arrampicarsi sul seggiolone per farmi capire che aveva fame, salvo poi rendere sempre piú problematico il momento della pappa con le velleitá di usare il cucchiaino da solo (e con quello sghembo quasi ci riesce).

Per fortuna ha cominciato anche a capire il no detto dalla mamma. Dopo almeno un mesetto che ogni volta che provava ad accendere il televisore gli ripetevo no, mettevo la mano davanti per far capire che voleva dire che glielo impedivo e alla terza volta lo portavo via nonostante gli strepiti, ora non lo fa praticamente piú, anzi, si avvicina e si dice da solo Nooo, indicando il pulsante e ridendo. Quindi prima lezione sul senso del limite acquisita, per fortuna.

Ormai da un mesetto si cammina, si trottola in giro per la casa, si prova ad imitare il fratello quando galoppa per la casa, facendo saltelli talmenti esilaranti da mettersi a sghignazzare da solo dopo la loro esecuzione. Non solo. Ci si arrampica anche su sedie e poltrone, ma fortunatamente i previdenti genitori e nonni hanno insegnato a scendere, quindi per ora non è troppo rischioso.

Ma l’evoluzione del monello che c’è in lui si è giá manifestata nel fare il primo vero dispetto al fratello nonché compagno di giochi: una volta sottratto con mossa repentina un cavallino con cui Leonardo stava giocando, vedendo che l’interesse del fratello si stava rivolgendo ad altro, l’abbiamo visto riavvicinarsi offrendolo indietro e risottrarlo con uno sghignazzo non appena Leonardo faceva per riafferarlo, allontanandosi velocemente a passettini per mettersi fuori portata.

Per.ben.tre.volte.

Magnum

Monelleria allo stato puro, direi. Peró non abbiamo saputo trattenerci dal ridere, educatori da strapazzo che siamo.

La vigilia del primo compleanno

Posted On marzo 5, 2009

Filed under libri, Manuele, pappa, tappe di crescita

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Oggi è la vigilia del mio primo compleanno, e siccome sto diventando un bimbo grande e con delle responsabilitá, ho deciso per una volta di prendere il posto di quegli scioperati dei miei genitori e di descrivere un po’ di miei progressi; alcuni ormai datano di un mese e nessuno si è preoccupato di informare i lettori di questo blog.

Ad esempio forse non sapete che ormai da qualche tempo leggo. Eh, si, a meno di un anno, prendo i libri tutti colorati del fratellone, mi metto seduto e li sfoglio, imitando quello che fa lui e guardando le figure. Sono coscienzioso e non strappo quelli di carta, ma preferisco quelli con molti colori e cartonati, anche se i miei preferiti sono quelli con le finistrelle, che sollevo diligentemente una per una. Ogni tanto, se vedo che qualcuno mi sta guardando, me li metto sopra la testa e gioco a nascondermi e a fare cucú. Sono degli oggetti molto versatibili, i libri, mi piacciono molto.

Da piú di un mese gattono bene, ma non mi piace tanto, preferisco andare in giro camminando a fianco di qualche adulto a cui tengo il ditone per stare piú sicuro. Sto in piedi da solo, mi chino e mi alzo, ma ancora non ci siamo con l’equilibrio in marcia, faccio due passi e poi capitombolo addosso a chi mi è di fronte ridendo.

Dicono tutti che sono molto solare, e un po’ discolo. In realtá sono piuttosto affettuoso, se arriva il papá, la mamma, qualche nonno, mi precipito ad accoglierlo, gli salto in braccio e comincio a ballare su e giú per fargli capire che sono contento di vederlo.

Mi piace mangiare, ho una preferenza per il salato rispetto al dolce, e se mamma prende un pezzo di pane e ne stacca una parte per darmela da mangiare io protesto energicamente finché non mi da il pezzo principale. Non mi si puó trattare come l’ultimo arrivato, insomma, ormai c’ho un’etá! L’altro giorno ero in braccio a papá che tentava di mangiare, ho afferrato la sua forchetta e ho cominciato a provare ad imboccarlo. È difficile centrare la bocca con il cibo, sapete, ma un paio di volte ci sono riuscito. Sono bravo vero?

Autore: Manuele

Basta poco a fare Carnevale

Posted On febbraio 26, 2009

Filed under giochi, Leonardo, Manuele

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Un pacco di stelle filanti + una ricetta di frittelle di mele = due bimbi contenti (Manuele un po’ meno, perché le frittelle non le puó ancora mangiare).

La hit del momento

Finalmente dopo mesi che Leonardo canticchiava continuamente qualcosa che suonava cosí:

“Lagnolino sciale sciu, piellina sciende giú, punta lollone alto lasciu’, lagnolino no vagna piú”, con varie espressioni, prima normale, poi con la vociona grossa (e facendo delle smorfie da rotolarsi), poi muovendo solo le labbra, con tanto di gesti e di applausi e “bravi”finale, sono riuscita a fermare una dada e a farmi insegnare la hit del momento all’asilo di Leo.

Dedicata a tutti voi, a cui ho rotto le scatole per sapere se conoscevate le imprese del ragnolino:

Ragnolino sale sale sú,

la pioggerellina fitta scende giú,

spunta il solleone alto lassú,

ragnolino non si bagna piú.

Braviiiiiiiiiii! (Applausi)

Autrice: mamma