Lo hobbit

Posted On febbraio 21, 2012

Filed under Famiglia, libri

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“Il prossimo capitolo si chiama “indovinelli nel buio” o “indovinelli nell’oscurità”, mi pare. Sembra interessante, vero, Mamma?”, dice Leonardo lavandosi i denti. E negli ultimi giorni vuole che si spenga prima Cartoonito per far sì che il papà possa leggere di più. Un’altra mania è stata attaccata, genitori degeneri.

N.B. Io nel frattempo leggo i Barbapapà e TopoTip a Manuele, e invece vorrei stare lì ad ascoltare. Al prossimo si fa a cambio, se Manuele concede.

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Risposte evasive

Posted On aprile 13, 2011

Filed under Famiglia, Leonardo

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“Mamma, ma quando gli uomini muoiono, muoiono sempre per finta, vero?”

“…”

“Mamma, solo gli animali muoiono davvero, gli uomini mai, vero!”

“Leo, ma non ti interessa sapere come nascono i bambini?”

Coccole mattutine…

Posted On aprile 6, 2011

Filed under Famiglia, Foto, gioie

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Poi ci chiediamo come mai siamo sempre in ritardo la mattina…. 🙂

Regali di Natale

Alcune blogger che stimo e leggo hanno affrontato ultimamente questo tema: regali di Natale, quanti, quali, e come? Se ne è parlato qui, qui, qui e ancora qui.  Mi ha fatto riflettere, ho ripensato alla nostra politica dei regali e ho valutato che, se noi genitori normalmente non facciamo regali fuori dalle feste comandate, tra nonni e amici di passaggio i bimbi sono molto abituati a ricevere giochi e pensierini. A volte utili, a volte educativi, a volte plasticosi, a volte persino gormitosi, a volte bellissimi (e, sempre a volte, le varie categorie possono sovrapporsi). E anche noi, si, forse non facciamo molti regali degni di questo nome, ma rimpinguiamo regolarmente il parco pennarelli, didò, libri, quaderni, dvd per bimbi, abiti per lo scatolone dei travestimenti e altri strumenti per tenerli impegnati a casa e nei week-end piovosi. E poi c’è il calendario dell’avvento, gli onomastici, i compleanni, le partenze, e altre piccole scuse per concederci il vizio di fare un regalo ai nostri cuccioli. Insomma, alla fine, pur concedendo una sola richiesta nella letterina a Babbo Natale, pur facendo finta di essere una famiglia sobria e un po’ spiantata, i bimbi di giochi non ne hanno pochi e anzi ne ricevono di continuo. Magari non costosi, ma tanti comunque. Ogni tanto faccio sparire quelli distrutti, o metto via quelli che hanno perso l’aura di novità e li faccio riapparire a rotazione, risvegliando nuovamente l’interesse, per evitare l’esigenza di un ricambio forzato e per arginare un po’ la sensazione di superfluo che provo guardando l’angolo giochi.

Alla fine delle letture mi sono quindi fatta l’esame di coscienza, ci ho pensato, ho pianificato se fosse possibile in qualche modo indirizzare propriamente le velleità giocherecce di Leonardo e Manuele e…. ho deciso di non farne niente. Anche perché l’esperienza mi ha insegnato che il negato è come l’arcolaio della Bella Addormentata, tu provi a far vivere i tuoi figli in una casa in una capanna lontana da ogni pericolo ma da qualche parte c’è sempre una soffitta con un attrezzo infernale che è sfuggito al tuo controllo.

A me è successo con la pubblicità. Noi non guardiamo la tv di fronte ai bimbi, e loro vedevano solo dvd adatti a loro, alla sera. Ma già dall’anno scorso Leonardo se ne è uscito dicendo “Io per Natale voglio la casa delle costruzioni”. Era successo che in una rivistina di Winnie the Pooh, di quelle piene di giochi grafici che lui fa molto volentieri, proprio sull’ultima pagina ci fosse una pubblicità della Lego, con alcune scatole e la famigerata casetta, ovviamente la più costosa dei set presentati. Così quest’anno è bastata una blanda visione di Rai yoyo per desiderare e richiedere la casa di Scooby Doo. Che volete che vi dica? Che sia. Si è fatta la letterina a Babbo Natale, Leonardo ha disegnato la casa, Manuele un cavaliere con la lancia e il drago, e quella cosa da loro voluta avranno. Solo una. Il che significa scegliere tra tutti i loro desideri, che non mi pare affatto diseducativo.

Nel mentre ho ripensato alla mia infanzia, e non mi pare che i miei abbiano mai messo un veto sui regali. Anzi, ultimamente ho incrociato un’amica di mia mamma, con figli circa dell’età mia e di mio fratello con cui giocavo da piccola, che ancora ricordava la nostra enorme camera piena piena di giochi. E con un sorriso ironico mi diceva che era strano che fossi cresciuta così a modo visto come ero stata evidentemente viziata da piccola. Poco gentile forse, ma vero: io sono cresciuta senza il mito del possedere, nonostante quella stanza piena di giochi. E mi sono ricordata che ogni Natale mia mamma ci faceva scegliere dei giochi da dare all’orfanotrofio vicino. Mi ricordo un anno che scelsi una mia Barbie, la vestii con cura a la confezionai per bene in una scatola vuota di pavesini perché sembrasse come nuova. Non mi ricordo che regali ho ricevuto quell’anno, ma quello che ho donato mi è rimasto in mente. E ho provato a proporlo ai miei bimbi, per quanto piccoli.

Il mestiere del papà a volte porta a conoscere casi difficili. Tra questi una ragazza madre dalla situazione davvero dura e complicata, con un bimbo poco più piccolo di Manuele, a cui in genere passo alcuni vestiti smessi. Ho chiesto ai bimbi se volevano scegliere un gioco da regalargli. Uno dei loro. Leonardo è partito con un entusiasmo che non mi immaginavo, riempiendo una busta di giochi anche attuali, anche belli e nuovi. Manuele per un po’ gli è stato dietro, poi quando il fratello ha cominciato a dire che regalava alcuni di quelli che a Manuele piacevano di più, si è messo naturalmente a piangere. Abbiamo trovato un compromesso, poi hanno deciso spontaneamente che avrebbero fatto un disegno per il bimbo, da accompagnare ai giochi.

Ho trovato la mia risposta: sono troppo pigra per mettermi troppi problemi sul ricevere, in fondo mi basta che poi sappiano anche dare. E comincerò, cosa che non avevo ancora fatto, a coinvolgerli nel realizzare regalini anche per amici e adulti. E poi se per Babbo Natale la slitta sarà poi troppo pesante, in fondo è il suo lavoro e saprà come risolvere il problema.

Ritmi estivi

Posted On luglio 28, 2010

Filed under Famiglia, Foto, viaggi

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Il 15 Luglio siamo sbarcati in Sardegna e ci resteremo fino al 2 Settembre. Vista la difficile situazione lavorativa, abbiamo deciso di godercene tutto il lato positivo e sfruttare il tempo libero e la flessibilità per goderci una lunga estate. Non abbiamo smesso di lavorare, ma lo facciamo a distanza, e nel caso fosse stata richiesta la nostra presenza a Bologna, uno di noi due avrebbe preseso treno e passaggio ponte per ritornare. Fortunatamente grazie a colleghi volenterosi e amici pazienti siamo riusciti ad evitarlo, e abbiamo continuato la nostra vita calma qui. Ci vestiamo di sandali e abiti freschi, o direttamente piedi nudi e costume da bagno, mangiamo pesche saturnine e pane carasau, si legge, si gioca, si lavora a maglia, si scrive, si fanno le lunghe telefonate con gli amici lontani che non si fanno durante l’anno e si progetta per il nuovo anno, che, come tutti sanno, comincia a Settembre.

I bimbi si svegliano presto la mattina, spesso prima delle 7, e non è poi tanto negativo, perché così, dopo aver fatto una bella colazione in giardino, andiamo subito al mare, quando la spiaggia è fresca e semivuota, le ombre sono ancora lunghe e l’acqua è ferma e trasparente. Andiamo all’inseguimento incruento di muggini e pesciolini da frittura a piedi nell’acqua bassa  con Manuele che afferma che li insegue “pelché li voio spluzzale”, noi adulti facciamo castelli di sabbia che i bimbi distruggono prima che siano finiti, tiriamo fuori e gonfiamo salvagenti e braccioli che poi non utilizziamo perché è più bello fare il bagno aggrappati a mamma e papá. Quando comincia a far davvero caldo sgomberiamo e, andando controcorrente, usciamo dalla spiaggia che si riempie, salutiamo il mare affollato, torniamo a casa, facciamo la doccia e prepariamo da mangiare.

Il pomeriggio mentre i bimbi dormono io e il papà lavoriamo e a volte riusciamo a farlo anche dopo che loro si sono svegliati perché ormai giocano moltissimo insieme, si cercano, si organizzano, ridono, litigano e fanno la pace, il tutto senza il nostro intervento.

Sempre che qualcuno nella lettura preriposino non si addormenti con loro…

I giochi preferiti riguardano draghi e cavalieri, ma la vera passione del momento sono i dinosauri, e i poveri genitori hanno dovuto imparare a conoscere le abitudini di vita di stegosauri e triceratopi per poter sostenere una conversazione sull’argomento con gli informatissimi bambini.

Il giardino fortunatamente è all’ombra e il pomeriggio si può stare lì, oppure fare due passi per andare a prendere la buonissima frutta dal fruttivendolo all’angolo, oppure andare ad arrampicarsi al parco Tarragona o affacciarsi dai bastioni di Alghero. C’è tempo per le coccole la sera e mi fa riflettere vedere che i capricci sono diminuiti stando qui, che a contatto con mamma e papà alcuni “problemi” come il comportamento a tavola o i famosi TT in realtà si stanno ridimensionando, che i bimbi sembrano tanto felici e anche noi siamo più sereni. Forse qualcosa di questi ritmi più lenti lo dovremmo riportare indietro all’inizio del prossimo anno, qualsiasi siano le novità e le sfide che ci aspettano.

Competenze lavorative

Qualche tempo fa ho letto dell’iniziativa Il CerVello di Mamma e Papà di Genitori crescono e così su due piedi, mi è sembrata molto carina, anche se non so quanto incisiva sul piano del mercato del lavoro. Però fornisce  un piccolo aiuto di empowerment, per usare un anglicismo di moda, e visto che parliamo di lavoro li useremo a piene mani che fa figo, per le povere mamme ciabattose che dopo un passato da grintose lavoratrici si trovano messe in attesa, magari a fare qualcosa di ripetitivo che non metta il capo in difficoltà se devono correre via per l’ennesima tonsillite o assenza, sempre che un lavoro al ritorno lo trovino.

Quindi mi sono detta, anche io, sono diventata davvero una lavoratrice migliore e più appetibile dopo due maternità? La risposta è stata ed è ancora Mah. Perché il senso di colpa che ti instillano dentro, le difficoltà organizzative, la frustrazione nel dover a volte lasciare il lavoro a metà sul più bello perché c’è qualcuno a casa che ti aspetta, la stanchezza cronica e le difficoltà di concentrazione non ti fanno sentire una migliore lavoratrice di prima. Anzi.

Per un po’ ho messo l’idea da parte poi l’ho presa come una sfida. Individuare almeno una caratteristica nuova che deriva dall’aver figli piccoli. E Domenica scorsa ho passato il tempo ad analizzare i miei comportamenti e questo è quello che mi sono appuntata.

Niente ormai mi coglie impreparata, i miei figli mi insegnano ogni giorno a pensare fuori dagli schemi, il famoso think out of the box, per questioni di sopravvivenza. E così, quando ho trovato Manuele con in mano un mio vecchio rossetto che non avevo ancora avuto il coraggio di buttare e che giaceva in una scatola tenuta forse un po’ troppo in basso, ho provato a farmelo ridare. Ma la consistenza dell’oggetto era troppo interessante, e anche il colore che, guardacaso, se strisciato lungo i muri lasciava strisce brillanti e vivaci.

Che fare, strapparglierlo con la forza? Di quel rossetto in fondo non mi importava niente, un po’ di più dei miei muri (ma poco, che sono già ridotti male). Invece del conflitto, una mediazione? Prendiamo dei fogli di scarto, e proviamo ad usare questo nuovo tipo di colore. Rouge Passion per Manuele, e Bois de Rose per Leonardo, che naturalmente ha trovato l’idea affascinante e quindi è stato rifornito anche lui di strumento pittorico. Risultato finale: bimbi intrattenuti per 20 minuti, muri salvi e riciclo creativo di cosmetici destinati alla pattumiera.

Poco più tardi, Manuele mi mostra un minuscolo buchino nel suo calzino. Gli dico “Togliteli, così li laviamo e te lo aggiusto” e nel frattempo torno in cucina a preparare il pranzo. Due minuti dopo il papà mi chiama. I due bravi casalinghi sono davanti al bidet che lavano i calzini, uno per uno, e alla domanda del papà, se avessero avuto il permesso di giocare con l’acqua, rispondono “I calzini di Lele hanno un buchino e noi li stiamo lavando per aggiustarli”.

Frenato il riso, i calzini bagnati stanno per essere sequestrati e gettati insieme agli altri panni sporchi, ma è il caso di sprecare cotanta buona volontà? Ed ecco spuntare del sapone di marsiglia e improvvisare una lezioncina su come si lavano e sciacquano i calzini. Teaching and learning on the job, dicevano all’ex Andersen Consulting. Nel bagno di casa mia. Una volta lavati, sciacquati e asciugati i calzini sono stati stesi fuori da due volenterosi aiutanti. Motivational training. Il giorno dopo quando Leo si è tolto i calzini ha lavato anche quelli. E son soddisfazioni.

E per finire, uno dei classici problemi da risolvere quotidiano, perché alla fine con i tuoi figli è fondamentale il trust environment. Avevo promesso a Leonardo che avremmo fatto i biscotti, solo che mi ero dimenticata che la pizza era a lievitare nel forno. Io so che tirar fuori i panetti stagliati dal forno compromette la lievitazione e quindi dovevo scegliere tra rovinare la pizza o spiegare a Leo che non potevo mantenere la promessa. Ma no, think out of the box! Ho scavato in fondo alla dispensa e trovato del farro soffiato al naturale abbandonato in un sacchetto. In frigo un resto di cioccolata, fatto fondere a bagnomaria insieme ad un po’ di burro, un cucchiaio di malto d’orzo e uno di miele e ci ho impastato il farro, facendone mucchietti su un pezzo di carta forno e mettendoli a raffreddare in frigo. Ed ecco i nostri biscotti senza cottura e la pizza salva. The best of two worlds, oserei dire.

Allora, mi assumete?

Bastan poche briciole…

Posted On maggio 10, 2010

Filed under cartoni animati, Famiglia, lavoro

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Il Libro della Giungla, il cartone Disney, intendo, quel cartone disney con una delle colonne sonore più carine che ci siano, io da piccola credo di averlo visto una volta sola, quindi della colonna sonora tra le più carine che ci siano non mi ricordavo minimamente neanche una nota. Fortunatamente mia mamma, che mi ha trasmesso l’amore per lo swing, aveva in una delle sue innumerevoli raccolte una canzone, che non sapevo che fosse parte di quella colonna sonora così carina. Certo, poi, pensare il fu guanciottissimo Satchmo nei panni dell’orso Baloo mi ha fatto sbellicare da ridere, quando ho finalmente realizzato. È un vero peccato che in italiano non si possa rendere il gioco di parole tra the bare necessities of life e the bear necessities of life, ma il concetto viene reso abbastanza bene dalla locuzione “lo stretto indispensabile”. La canzone, come si scopre dagli speciali del film, in casa nostra ormai alla 237 visione, è stata l’unica sopravvissuta alla prima colonna sonora, poi scartata per dare al film un taglio più brioso e jazzato. Anche questa sfumatura di sopravvivenza fa si che me la canticchi spesso ultimamente, un po’ come maschera laica per attirare la sempre benvenuta Provvidenza, un po’ perché, in fondo, non possiamo far rovinare la nostra felicità da qualcosa di così triviale come le necessità materiali.

In questo periodo di ricorrenze, in cui la più pesante è che oggi è  il terzo mese che io non ricevo lo stipendio, di belle notizie e di frigo vuoto, di razzia di provviste e risparmi, di voglia di fare e di reagire, tra gli altri mille progetti ecco a voi un nuovo bloggettino, un blog a parte perché non essendo io nè vera massaia nè vera crafter non so quanto durerà e quanto sarà aggiornato, a parte anche perché questo è un posto per i miei bimbi e i loro ricordi e le ricette e i maglioncini fatti a mano non so quanto effettivamente c’entrino. La mia storia è prima quella di una studentessa fuori sede con pochi soldini, poi analista programmatore con mutuo e senza risparmi, poi mogliettina di belle speranze ed entrate ridotte, poi volenterosa mamma di famiglia in piena crisi economica, e pure non mi è sembrato di non avere quanto mi bastava per essere felice, anzi, per vivere nel lusso di cose buone e cose belle, appunto, lo stretto indispensabile per una vita ricca e serena.

Totoli e fafalle (2 anni)

Rapido aggiornamento

Solo per dire che ci siamo ancora.

  • giorni di vacanza: 21
  • Ferritina Mamma: 10 (minimo storico)
  • Regali la mattina di Natale ai bimbi: 16
  • Regali ai bimbi in periodo festivo: 88
  • Malattie:  3 giorni di influenza il papá, 3 giorni Leo. Un po’di tosse diffusa.
  • Giorni totali (x2) senza febbre: 38
  • Ore di sonno: in crescita.
  • Belle notizie a fine corsa: tante, ma una meglio di tutte
  • Adorazione per gli zii canadesi: taratura adorometro non sufficiente a quantificarne l’enormitá.
  • Colore prevalente di questo Gennaio: Lilla
  • Anni della mamma: aggiornati a 37
  • Propositi per il nuovo anno: sopravvivere e nel frattempo goderci quello che abbiamo.

Arancio Natal

Posted On dicembre 10, 2009

Filed under Famiglia, Foto, Natale

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