Capodanno 1

Posted On dicembre 31, 2010

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Ping pong

I risultati dell’educazione alla generosità (cfr. post precedente)

Certi tentativi educativi lasciano il segno. Passato Natale, l’attesa e l’indigestione dei giochi e dei regali, l’apertura forsennata e bulimica deve aver creato dipendenza perché ogni tanto Manuele fa il tentativo e spiega:

“Io zono povelo, tome il bimbo povelo. Tello te li abbiamo legalato i zochi. Gli alti bimbi adezzo mi legalano i loro zochi? Tuando allivano?”

Qualcosa forse non ha funzionato come doveva.

Regali di Natale

Alcune blogger che stimo e leggo hanno affrontato ultimamente questo tema: regali di Natale, quanti, quali, e come? Se ne è parlato qui, qui, qui e ancora qui.  Mi ha fatto riflettere, ho ripensato alla nostra politica dei regali e ho valutato che, se noi genitori normalmente non facciamo regali fuori dalle feste comandate, tra nonni e amici di passaggio i bimbi sono molto abituati a ricevere giochi e pensierini. A volte utili, a volte educativi, a volte plasticosi, a volte persino gormitosi, a volte bellissimi (e, sempre a volte, le varie categorie possono sovrapporsi). E anche noi, si, forse non facciamo molti regali degni di questo nome, ma rimpinguiamo regolarmente il parco pennarelli, didò, libri, quaderni, dvd per bimbi, abiti per lo scatolone dei travestimenti e altri strumenti per tenerli impegnati a casa e nei week-end piovosi. E poi c’è il calendario dell’avvento, gli onomastici, i compleanni, le partenze, e altre piccole scuse per concederci il vizio di fare un regalo ai nostri cuccioli. Insomma, alla fine, pur concedendo una sola richiesta nella letterina a Babbo Natale, pur facendo finta di essere una famiglia sobria e un po’ spiantata, i bimbi di giochi non ne hanno pochi e anzi ne ricevono di continuo. Magari non costosi, ma tanti comunque. Ogni tanto faccio sparire quelli distrutti, o metto via quelli che hanno perso l’aura di novità e li faccio riapparire a rotazione, risvegliando nuovamente l’interesse, per evitare l’esigenza di un ricambio forzato e per arginare un po’ la sensazione di superfluo che provo guardando l’angolo giochi.

Alla fine delle letture mi sono quindi fatta l’esame di coscienza, ci ho pensato, ho pianificato se fosse possibile in qualche modo indirizzare propriamente le velleità giocherecce di Leonardo e Manuele e…. ho deciso di non farne niente. Anche perché l’esperienza mi ha insegnato che il negato è come l’arcolaio della Bella Addormentata, tu provi a far vivere i tuoi figli in una casa in una capanna lontana da ogni pericolo ma da qualche parte c’è sempre una soffitta con un attrezzo infernale che è sfuggito al tuo controllo.

A me è successo con la pubblicità. Noi non guardiamo la tv di fronte ai bimbi, e loro vedevano solo dvd adatti a loro, alla sera. Ma già dall’anno scorso Leonardo se ne è uscito dicendo “Io per Natale voglio la casa delle costruzioni”. Era successo che in una rivistina di Winnie the Pooh, di quelle piene di giochi grafici che lui fa molto volentieri, proprio sull’ultima pagina ci fosse una pubblicità della Lego, con alcune scatole e la famigerata casetta, ovviamente la più costosa dei set presentati. Così quest’anno è bastata una blanda visione di Rai yoyo per desiderare e richiedere la casa di Scooby Doo. Che volete che vi dica? Che sia. Si è fatta la letterina a Babbo Natale, Leonardo ha disegnato la casa, Manuele un cavaliere con la lancia e il drago, e quella cosa da loro voluta avranno. Solo una. Il che significa scegliere tra tutti i loro desideri, che non mi pare affatto diseducativo.

Nel mentre ho ripensato alla mia infanzia, e non mi pare che i miei abbiano mai messo un veto sui regali. Anzi, ultimamente ho incrociato un’amica di mia mamma, con figli circa dell’età mia e di mio fratello con cui giocavo da piccola, che ancora ricordava la nostra enorme camera piena piena di giochi. E con un sorriso ironico mi diceva che era strano che fossi cresciuta così a modo visto come ero stata evidentemente viziata da piccola. Poco gentile forse, ma vero: io sono cresciuta senza il mito del possedere, nonostante quella stanza piena di giochi. E mi sono ricordata che ogni Natale mia mamma ci faceva scegliere dei giochi da dare all’orfanotrofio vicino. Mi ricordo un anno che scelsi una mia Barbie, la vestii con cura a la confezionai per bene in una scatola vuota di pavesini perché sembrasse come nuova. Non mi ricordo che regali ho ricevuto quell’anno, ma quello che ho donato mi è rimasto in mente. E ho provato a proporlo ai miei bimbi, per quanto piccoli.

Il mestiere del papà a volte porta a conoscere casi difficili. Tra questi una ragazza madre dalla situazione davvero dura e complicata, con un bimbo poco più piccolo di Manuele, a cui in genere passo alcuni vestiti smessi. Ho chiesto ai bimbi se volevano scegliere un gioco da regalargli. Uno dei loro. Leonardo è partito con un entusiasmo che non mi immaginavo, riempiendo una busta di giochi anche attuali, anche belli e nuovi. Manuele per un po’ gli è stato dietro, poi quando il fratello ha cominciato a dire che regalava alcuni di quelli che a Manuele piacevano di più, si è messo naturalmente a piangere. Abbiamo trovato un compromesso, poi hanno deciso spontaneamente che avrebbero fatto un disegno per il bimbo, da accompagnare ai giochi.

Ho trovato la mia risposta: sono troppo pigra per mettermi troppi problemi sul ricevere, in fondo mi basta che poi sappiano anche dare. E comincerò, cosa che non avevo ancora fatto, a coinvolgerli nel realizzare regalini anche per amici e adulti. E poi se per Babbo Natale la slitta sarà poi troppo pesante, in fondo è il suo lavoro e saprà come risolvere il problema.

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Posted On dicembre 9, 2010

Filed under citazioni, Manuele

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“Mamma, mi fa male un talsino.”
“Come mai? Fammi vedere!”
“E’ l’undietta.”
“Hai ragione, piccolo, si è spezzata e incastrata nel calzino. Ora te la taglio così non ti da più fastidio.”
“Ante l’altro talsino.”
“Beh, adesso controlliamo, ma mi pare strano. Non è che se succede da una parte deve per forza succedere anche all’altro piede.”
“No, mamma, è zenelale.”
“Cioé? Che vuol dire che è generale?”
“Zenelale vuol dile tutto. Vuol dile l’undietta, il talsino, la luze, la luna, le papelelle, l’olsetto… tutto è zenelale, zenelale è tutto. Mamma, ante tu e io ziamo zenelale”
Signore e signori, avete assistito a “Il concetto di astrazione e il bambino di due anni”.