Competenze lavorative

Qualche tempo fa ho letto dell’iniziativa Il CerVello di Mamma e Papà di Genitori crescono e così su due piedi, mi è sembrata molto carina, anche se non so quanto incisiva sul piano del mercato del lavoro. Però fornisce  un piccolo aiuto di empowerment, per usare un anglicismo di moda, e visto che parliamo di lavoro li useremo a piene mani che fa figo, per le povere mamme ciabattose che dopo un passato da grintose lavoratrici si trovano messe in attesa, magari a fare qualcosa di ripetitivo che non metta il capo in difficoltà se devono correre via per l’ennesima tonsillite o assenza, sempre che un lavoro al ritorno lo trovino.

Quindi mi sono detta, anche io, sono diventata davvero una lavoratrice migliore e più appetibile dopo due maternità? La risposta è stata ed è ancora Mah. Perché il senso di colpa che ti instillano dentro, le difficoltà organizzative, la frustrazione nel dover a volte lasciare il lavoro a metà sul più bello perché c’è qualcuno a casa che ti aspetta, la stanchezza cronica e le difficoltà di concentrazione non ti fanno sentire una migliore lavoratrice di prima. Anzi.

Per un po’ ho messo l’idea da parte poi l’ho presa come una sfida. Individuare almeno una caratteristica nuova che deriva dall’aver figli piccoli. E Domenica scorsa ho passato il tempo ad analizzare i miei comportamenti e questo è quello che mi sono appuntata.

Niente ormai mi coglie impreparata, i miei figli mi insegnano ogni giorno a pensare fuori dagli schemi, il famoso think out of the box, per questioni di sopravvivenza. E così, quando ho trovato Manuele con in mano un mio vecchio rossetto che non avevo ancora avuto il coraggio di buttare e che giaceva in una scatola tenuta forse un po’ troppo in basso, ho provato a farmelo ridare. Ma la consistenza dell’oggetto era troppo interessante, e anche il colore che, guardacaso, se strisciato lungo i muri lasciava strisce brillanti e vivaci.

Che fare, strapparglierlo con la forza? Di quel rossetto in fondo non mi importava niente, un po’ di più dei miei muri (ma poco, che sono già ridotti male). Invece del conflitto, una mediazione? Prendiamo dei fogli di scarto, e proviamo ad usare questo nuovo tipo di colore. Rouge Passion per Manuele, e Bois de Rose per Leonardo, che naturalmente ha trovato l’idea affascinante e quindi è stato rifornito anche lui di strumento pittorico. Risultato finale: bimbi intrattenuti per 20 minuti, muri salvi e riciclo creativo di cosmetici destinati alla pattumiera.

Poco più tardi, Manuele mi mostra un minuscolo buchino nel suo calzino. Gli dico “Togliteli, così li laviamo e te lo aggiusto” e nel frattempo torno in cucina a preparare il pranzo. Due minuti dopo il papà mi chiama. I due bravi casalinghi sono davanti al bidet che lavano i calzini, uno per uno, e alla domanda del papà, se avessero avuto il permesso di giocare con l’acqua, rispondono “I calzini di Lele hanno un buchino e noi li stiamo lavando per aggiustarli”.

Frenato il riso, i calzini bagnati stanno per essere sequestrati e gettati insieme agli altri panni sporchi, ma è il caso di sprecare cotanta buona volontà? Ed ecco spuntare del sapone di marsiglia e improvvisare una lezioncina su come si lavano e sciacquano i calzini. Teaching and learning on the job, dicevano all’ex Andersen Consulting. Nel bagno di casa mia. Una volta lavati, sciacquati e asciugati i calzini sono stati stesi fuori da due volenterosi aiutanti. Motivational training. Il giorno dopo quando Leo si è tolto i calzini ha lavato anche quelli. E son soddisfazioni.

E per finire, uno dei classici problemi da risolvere quotidiano, perché alla fine con i tuoi figli è fondamentale il trust environment. Avevo promesso a Leonardo che avremmo fatto i biscotti, solo che mi ero dimenticata che la pizza era a lievitare nel forno. Io so che tirar fuori i panetti stagliati dal forno compromette la lievitazione e quindi dovevo scegliere tra rovinare la pizza o spiegare a Leo che non potevo mantenere la promessa. Ma no, think out of the box! Ho scavato in fondo alla dispensa e trovato del farro soffiato al naturale abbandonato in un sacchetto. In frigo un resto di cioccolata, fatto fondere a bagnomaria insieme ad un po’ di burro, un cucchiaio di malto d’orzo e uno di miele e ci ho impastato il farro, facendone mucchietti su un pezzo di carta forno e mettendoli a raffreddare in frigo. Ed ecco i nostri biscotti senza cottura e la pizza salva. The best of two worlds, oserei dire.

Allora, mi assumete?

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5 Responses to “Competenze lavorative”

  1. Michy

    ma a te queste idee da dove vengono? ma e poi mai arriverei a tanto, i miei complimenti davvero!

  2. Marina

    Mitica, come sempre!
    Se avessi un’azienda non ci penserei due volte ad assumerti!

    A presto, Marina

  3. sabrina

    grande!!!mi hai fatto proprio ridere…e mi ci rivedo in tutto.
    Mi hai fatto riflettere…ed effetivamente noi donne siamo proprio brave.Manca solo una cosa…non hai descritto quella nostra capacità di riuscire a fare due o anche 3 cose contemporaneamente!!!
    complimenti!

  4. Lisa

    Grazie a tutte! Sabrina, hai ragione in pieno sul multitasking, però i disastri che ho fatto facendo 30 cose contemporaneamente nel cv non li scrivo… 😉

  5. MeiHua

    Bellissima lezione di mammità dalla quale è possibile trarre grandi insegnamenti di vita quotidiana con i figli applicando concetti che in effetti possono tornare utili sul lavoro.

    Il mio bimbo ha 7 mesi, forse io non sono ancora così skillata anche se tutto sommato fino ad ora sono sempre riuscita ad intrattenerlo discretamente 🙂

    grazie per aver condiviso queste esperienze 😉

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