Risposta per una cara amica. Mamme bis-polari.

Posted On gennaio 28, 2010

Filed under i sacrifici che ho fatto per te

Comments Dropped 11 responses

Questo post è una risposta ad una cara amica mamma di due bimbi. Che è stanca. Che non ce la fa piú. Avevo cominciato a scrivere un commento sul suo blog, ma non mi fermavo piú, perché avevo troppe cose da dire, e il commento diventava troppo lungo ed impubblicabile. È un post molto sconclusionato e impreciso e forse lo cancelleró presto. Ma mi dispiace aver perso tempo (preziosissimo tempo!) a scrivere per nulla, quindi almeno perché devo una risposta alla mia amica lo pubblico.

Vediamo se riesco a ricucire un po’ il filo. Prima di Natale ho scritto che non ce la facevo piú. Anche io. Poi le vacanze mi hanno rimesso un po’ in sesto. Alla faccia degli antidepressivi di cui mi aveva parlato il dottore, avevo solo bisogno di riposo (e di un integratore di ferro). Sai che diagnosi complicata. Ma me l’aveva detto: la mancanza di sonno induce alla depressione. E io chissá che mi credevo, di non riuscire ad affrontare “questo”. Ma è diverso, è un lento stillicidio, in cui non hai possibilitá di prenderti una boccata d’aria mai mai. Come dicevo al papá, a volte vorrei disegnare le sbarre alle finestre della casa, almeno sarebbe visibile a tutti come mi sento in certe giornate. Incasellata in un quotidiano fitto fitto in cui bisogna per forza incastrare tutto. Ingabbiata in un ruolo, negli impegni. In cui anche leggere un libro a tuo figlio è faticoso. Prigioniera del perfezionismo e di quel senso di responsabilitá che mi è nato dentro insieme alla lineetta rosa sullo stick di gravidanza e che si trasforma in senso di colpa tutte le volte che non sono all’altezza. Ma quale sia questa altezza lo sa il cielo.

E viene quel momento in cui li detesto tutti, tutti, perché mi fanno sentire cosí, perché li amo troppo. E detesto me per prima perché per amarli non so fare altro che questo, svegliarmi la notte tenerli in braccio preparare pappe che non vengono mangiate sbuffare vestirli gestire i capricci curarli avere pazienza lavarli pregare che cali la febbre mordermi la lingua cambiarli non urlare portarli a scuola provare ad ascoltare fare zuppe e lavatrici. E dopo questo a volte non riesco piú a sorridere, giocare, stimolarli, progettare, mostrarmi allegra.

Perché la contraddizione è che io in realtá sono felice. Che io non vorrei davvero qualcosa di diverso. Vorrei la forza di vivere questa vita cosí come me la sono costruita, me la sono immaginata, l’ho voluta. Perché le piccole emozioni a volte sono quasi difficili da sopportare, i tuffi al cuore quando li guardo sono cosí intensi da far male fisico, perché quasi piú bello di vedere che mi vogliono bene è vedere come si vogliono bene fra di loro, com’è bello averne due, e vederli tutti i giorni e tutte le notti e farsi stupire dalle conquiste e dalla strana e diretta comprensione di quanto li circonda.

Mi ritrovo cosí, sempre alla ricerca di un equilibrio nuovo, esaurita e appagata, un giorno in cui fila tutto per il verso giusto non vorrei un’altra vita e il giorno dopo vorrei che sparissero tutti per almeno 3 ore, e solo sdraiarmi sul divano a sfogliare riviste frivole e a non fare nulla nulla nulla di utile per nessuno.

Ma perché? Non ci sono sempre state le mamme? Perché quelle che sento e leggo oggi a volte sono cosí? Proprio ora che i papá danno una mano in casa e cambiano i pannolini? Io ho provato a darmi delle risposte, basate unicamente su di me e sulla mia esperienza.

1) Sono stata viziata. Ho avuto il mio momento di libertá estrema, con il mio lavoro, i miei soldi, la mia casa, nessun altro di cui occuparmi tranne che me stessa, la possibilitá di decidere se tornare a casa e non fare niente o uscire a ballare, mangiare quando mi pareva, vedere chi mi pareva, prendere un treno e andare, curare la mia anima le mie piante il mio aspetto la mia vita. Mi sono abituata a pensare solo a me stessa. E alla fine era noioso. Ma facile. E me ne ricordo e quando non ne posso piú ritorno a desiderare un’ora come era prima. Non piú di un’ora, ma fare di nuovo la viziata ogni tanto mi piacerebbe. Non so se molte delle nostre nonne hanno davvero mai provato cosa voglia dire occuparsi solo di se stesse. Forse non avevano un paragone.

2) Adesso ad una mamma è richiesto tanto. Psicologicamente parlando. Essere distributrice di pasti sani, fine pedagogista, manager della casa, lavoratrice, tassista, compagna di giochi e di letture. Tutto perfettamente perché chissá che succederá, che effetti collaterali distruttivi si abbatteranno sui nostri figli se cresceranno senza le verdurine biologiche, i materiali montessoriani, una casa in ordine, soldi per il loro futuro, il corso di musica e la piscina, i Lego e Topo Tip. Non è solo una questione di fare: la posta in gioco è altissima se non si fa alla perfezione. E facciamo quasi a gara, competitive come noi donne sappiamo essere. Per uno scopo vitale e sublime, certo. Sempre meglio di quando ci soppesavamo la cellulite a vicenda. Ma signori che stress!

3) Non ho più vent’anni. Ne ho 37.  Non dormire la notte, mangiare quando si riesce, correre sempre mi stanca oggi più che 15 anni fa.

Intendiamoci, la vita di prima io non la rivoglio. Ero felice, ma adesso lo sono di piú. Non potrei mai tornare indietro avendo provato quello che ho ora. Ma quando succede non si è pronte. Una vita a studiare, a lavorare, a gestire le relazioni. E non si è pronte. Perché essere pronte non vuol dire avere un’intera libreria di manuali per il perfetto genitore (si, lo so, anche io), ma aver imparato a fare fatica. In apnea. A lungo. Mi ricordo cosí solo la settimana prima degli esami. Non mesi e mesi. Non ho imparato a riposarmi poco alla volta, a non farmi mancare l’indispensabile per tenere corpo e mente efficienti e non crollare. Forse bisognerebbe passare una settimana in campagna, alzarsi presto per fare il pane, vedere i bimbi che giocano per conto loro a contare i fili d’erba e andare a dormire quando va via la luce. Certo, come no. Dopo due giorni fuggirei, perché non ho mai imparato a seguire l’andare sempre uguale di un rassicurante ritmo naturale. Forse proprio lí sta il problema.

Durante queste vacanze ho pensato tanto e fatto tanti buoni propositi. E qui ci metto la mia personale ricetta per sopravvivere a due bimbi piccoli e godersela pure un pochino.

  • Espormi il piú possibile alla luce del giorno. Non passare la pausa pranzo in ufficio pensando di fare prima. Il venerdí e il sabato chiusa in casa perché c’è da fare  e rimettere a posto. Non fare che con i mille risvegli notturni anche i giorni diventino delle lunghissime serate.
  • Non fare diete, mangiare sempre ai pasti. Cose buone.
  • Chiedere aiuto quando ci serve. Accettare sempre l’aiuto che mi viene proposto.
  • Vestirmi colorato. Mai piú solo nero o grigio.
  • Occuparmi della mia anima. Fondamentale.
  • Inserire nelle mie giornate delle routine stabilite. E se le routine saltano chiedere aiuto per risolvere quello che rimane insoluto.
  • Non quantificare le ore che sto con i miei figli. Non contare piú i risvegli e ore di sonno. Non fare paragoni con le altre mamme.
  • Cercare sempre la soluzione piú semplice ai problemi nei momenti di emergenza. Anche se l’emergenza dura mesi. E pazienza per gli effetti collaterali.

Per ora sta andando, anche se si continua a dormire a singhiozzo e la sera non si riesce a parlare dalla stanchezza. Ma almeno non si passano le serate alternando tripudio e lacrime, alla ricerca di quell’equilibrio che pare sará fatto di fatica e di gioia. E di zuppe e lavatrici.

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11 Responses to “Risposta per una cara amica. Mamme bis-polari.”

  1. Claudia-cipi

    Ho un solo figlio, ma concordo con ogni parola che hai detto.
    Conosco la depressione e so di esserci ricaduta dentro con tutti e due i piedi (per fortuna on ancora fino al collo come è stato in passato, quando ancora non avevo mio figlio), ma la cura migliore è stata una settimana di ferie in casa con lui. Una settimana in cui ho rallentato, in cui non sono stata sopraffatta dagli obblighi e dai miliardi di doveri al di sopra delle mie possibilità. E sono rinata.
    Penso che il problema più grande sia che alla fine dei conti, oggi dobbiamo farne troppe, e non è umanamente possibile.
    Che poi, ‘sti padri che aiutano, dove sono? Sentirmi rinfacciare ad ogni momento una lavastoviglie caricata alla settimana non mi sembra un grande aiuto. E non è che io sia casalinga da avere tanto tempo per occuparmi della casa.

  2. Lisa

    Ciao Claudia-Cipi! Infatti anche io mi sono rimessa in sesto con le vacanze di Natale. Mi raccomando, reagisci, quello che mi dispiace di piú è che mi rendo conto che molto peggio del cibo precotto e degli acari colonizzatori fa per un bimbo una mamma depressa. Parlane con tuo marito, dividetevi per bene i compiti da fare. Io durante le vacanze ho fatto un po’ di ricerche, e la mancanza di sonno predispone tantissimo alla depressione, cosí come la mancanza di luce dei giorni invernali e l’avitaminosi. Ora mangio le mie brave porzioni frutta e verdura, esco anche se c’è solo un raggio di sole, e il we faccio il pisolino per recuperare. Poi ho dalla mia parte che mio marito è d’accordo a dividerci i compiti in casa. Poi magari non lo fa spontaneamente perché non c’è abituato… ma io mi premuro di ricordarglielo. 😀

  3. Claudia-cipi

    vabbè, per dividersi i compiti di casa la vedo dura.
    La carenza di vitamine non la sapevo, caspita, e mangio pure poca frutta e verdura. Allora devo provvedere immediatamente. E mangiando più frutta e verdura prenderei diversi piccioni con una sola fava: meno depressione, meno malattie stagionali, meno kcalorie ingerite…
    Grazie.

  4. Lanterna

    In quello che racconti e nei propositi che fai, mi piace molto l’idea di esporti il più possibile alla luce del sole e mi chiedo come mai non inserisci l’esercizio fisico. Anche solo 10 minuti al giorno, anche solo una passeggiata dopo pranzo se puoi. Muoversi fa moltissimo contro la depressione, se non esageri stancandoti troppo: espelli tossine, liberi la mente…
    Forse pensi che seguire i bambini sia esercizio fisico, ma non è così: è solo sollevamento pesi. Te lo dice una che quest’estate ha sospeso la danza e ha preso un tot di chili pur avendo fatto un sacco di sollevamento pesi e di giochi.
    Un saluto
    Chiara

  5. Lisa

    Grazie del commento, Chiara. Sull’esercizio fisico hai ragionissimo. Io ballo tanto con i bimbi, ma non è davvero la stessa cosa. Ci ho pensato, ho pure fatto un buon proposito, ma poi ho avuto paura che diventasse qualcosa da “fare”. Un impegno, come un impegno doveva essere fare una dieta sana per perdere i 4/5 chili delle due gravidanze, che non ho voluto prendere. Ma verrá anche quello. E spero anche per te!

  6. mammafelice

    E’ tutto bellissimo, vero, profondo, intenso… grazie per averlo scritto.

  7. Alessia

    Io questo post non lo eliminerei 🙂
    Anch’io ho due figli ed è una fatica immensa, un pò per loro che sono vicinissimi di età e non fanno altro che litigare ogni secondo ed un pò per altri problemi familiari contingenti, mi ritrovo spesso a pensare che non ce la faccio più e che, si ogni tanto lo penso, che stavo meglio prima!

    Ovviamente non è vero però quando la stanchezza (nel mio caso più mentale che fisica) prende il sopravvento arrivano anche questi pensieri assurdi.

    Riesco ad uscire del gorgo proprio quando riesco ad uscire un pò, a prendere aria, sole e mare (io ci vivo ad un passo) e a camminare senza rotture, potrei camminare ore e ore.

    Grazie per le riflessioni che hai fatto tu e per quelle che hai suscitato in noi.

  8. quasimamma

    Questo post è una bandiera!
    Mi piace l’idea di mettermi alla luce del sole!
    Quest’anno forse sto riuscendo a ritagliarmi un’ora (o poco più) per me alla settimana: pausa pranzo a passeggiare per la campagna.
    Uniamo l’utile al dilettevole!
    In bocca al lupo!

  9. Gabriella

    Ho letto tutto quello che hai scritto con attenzione e partecipazione. Ci sono giornate difficili da digerire e fatiche che ci sembrano immense, perché le vediamo troppo grandi per le nostre forze. Ci sono stati momenti in cui anche io mi sono sentita in prigione dentro la mia casa, con tutti i sensi di colpa che ne conseguono. Ma, c’è un ma…
    Qualche volta arriva poi un guaio più grande, un problema più grosso di cui occuparsi, un pericolo più spaventoso. E tutto il resto passa in secondo piano, anche la tristezza, anche la fatica, anche le incapacità. Perché di fronte a una malattia (grave) nessuna fatica può fermarti dal correre controcorrente, nessuno sforzo può essere troppo se può servire a far sorridere un bambino, il tuo.
    Oh certo, la fatica non si dissolve, gli sforzi non si annullano, tutt’altro! Ma cambia la prospettiva con cui li guardi! Molto probabilmente sono in prigione lo stesso, ma decoro ogni giorno le mura e le sbarre perché siano lo specchio della mia felicità. Perché lei è con me anche oggi, e sta bene.
    Ti abbraccio

  10. Lisa

    Alessia, no, non lo elimino il post, per quanto sconclusionato, o forse proprio per questo, ha avuto un gran successo, sembra che siano sensazioni comuni fra le mamme, non solo bis. 🙂

  11. Lisa

    Gabriella, grazie tante di aver scritto. Quello che dici mi ricorda tante cose, e comprende quella parte di senso di colpa che si fa strada quando mi dico: “Ho affrontato tanto, e mi sconforto davanti al quotidiano? Due febbri, una bronchitella, 4 notti insonni?”. Io non ho la tendenza a deprimermi, neanche un po’. Peró questa fatica mi aveva mozzato il sorriso. Poi, come dici tu, li guardo e mi rendo conto di quanto sono fortunata, e ripenso a chi non ho piú. E penso a chi come te lotta come una tigre per le sue figlie e io mi lamento delle zuppe e le lavatrici. Ma è, appunto, questa contraddizione di fondo, per cui non ho mai il coraggio di dire “non ce la faccio” che alla fine mi aveva logorato. E da quello che vedo, da quello che poi mi scrivono altre mamme, non sono sola a stringere i denti finché non si consumano le mandibole e a rallentare solo quando si arriva allo stremo. Peró grazie di avermi ricordato di essere felice per quello che ho. Che è davvero tanto.

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