A noi piazzono le tottole ovverossia il ritorno del papallo

Posted On gennaio 25, 2010

Filed under Manuele

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Oggi salto la pausa pranzo. È davvero troppo tempo che non aggiorno questo diario sulla crescita dei miei cuccioli. Oh, certo, c’è il web 2.0, ci sono siti e blog e tante iniziative, ma io questo blog lo vedo comunque come una specie di quaderno dalla copertina colorata, pieno di appunti sparsi e di foto, da condividere subito per chi è lontanto e per poi ricordarmi e ricordare di questo periodo che, nonostante la stanchezza, il tempo bigio e la sensazione di non riuscire ad affrontare le giornate troppo piene, non posso non pensare come ad uno dei periodi piú belli della mia vita, in cui la fatica si compensa con l’intensitá degli affetti e delle emozioni.

Bene, e adesso? E adesso devo provare a focalizzare qualche episodio, qualche abitudine che in futuro mi faccia ricordare il nasetto arricciato di Manuele quando ride e i tre rapidi e serissimi cenni di capo di Leonardo quando vede qualcosa che gli piace. Mi sento sempre molto inadeguata quando devo scrivere un post su di loro, perché questi piccoli ritratti non rendono i tuffi al cuore della quotidianitá, quando ti viene l’impulso per un gesto, per un sorriso di prenderli e stritolarli di affetto, mentre loro ti guardano un po’ stupiti, a volte annoiati da questa mamma che passa dallo sbuffante al passionale in un battito di ciglia e a volte divertiti.

Manuele, finita la fase del pappagallo, ormai parla, non ripete piú. Non sempre, anzi, quasi mai se non ci si aiuta con il contesto, si capisce quello che dice, perché gli mancano ancora tante consonanti o gruppi di consonanti. Lui vuole le tottole e fa la tatta nel vasino, va a fuola e gioca al papallo (il ritorno del pappallo mi intenerisce troppo!), adora i piwili (kiwi, questa è difficile), grattuggia il pigiamo sulla pasta e chiede queto tos’è? venti volte al giorno. Al momento ha un rifiuto netto del francese, alza il ditino e dice “No!” appena mi metto a cantare e parlare (poco, pochissimo, purtroppo) in quella lingua. E io non insisto, so di non avere i mezzi perché diventino perfettamente bilingui, mi piacerebbe solo che non perdessero del tutto la consapevolezza di essere il prodotto di una cultura mista, in cui c’entrano anche la cucina francese e una r un po’ diversa dal solito. La playlist di ninnananne serale è stata quindi epurata della maggior parte di canzoncine francesi, di cui resiste solo “Fait dodo”. A rapida richiesta ora si alternano a bela tatuga (La bella tartaruga), fae tabolo (Ci vuole un fiore), Furia cavallo del west (mai richiesta, ma in qualche modo per la mia salute mentale devo variare) e tasa talina ( Era una casa molto carina). E alla fine si termina sempre con una versione molto personale di uimmaué, ossia The lion sleeps tonight.

sorriso

Il trottolo oltretutto sa giá contare fino a dodici (uo, due, te, quato, finfe, tei, tette a volte omesso, totto, tove, dezi, unzizi, dozizi) dote che ha cominciato a esercitare qualche mese fa quando ha iniziato a giocare a una strana versione di nascondino ribattezzata “nascondino con il fantasma”. Elaborando il gioco imparato dai nonni paterni, si mette al muro, conta, a modo suo (all’inizio diceva solo “uno… teee!”) e poi si mette a cercare in giro per la casa, sotto i letti, sollevando coperte, sbirciando dietro porte e commentando No c’è.  No c’è.  No c’è. Una volta finito il suo giro torna da te, che magari l’hai seguito sghignazzando o ne hai approfittato per mettere a fare il pane o lo yogurt in cucina, e con un a-ha! di vittoria indica che ha finalmente trovato il tuo nascondiglio segreto. Praticamente un gioco di ruolo a nascondino, da degno figlio di giocatori qual è.

È un po’ uno scavezzacollo, si arrampica dovunque, compresi i termosifoni, e in genere ama decorarsi fronte e viso di bernoccoli e graffiature per darsi l’aria da “bimbo vissuto”. Non è violento, no, è solo che non ha la minima paura e basta che ci giriamo un attimo ed avvicina la tripptrapp alla libreria, sale con i piedini in bilico sullo schienale per riuscire a raggiungere un libro che desidera (ad esempio i fumetti del papá) oppure sale sul lettone, non pago di essere ruzzolato giú svariate volte, e comincia ad usarlo come rete per trapezisti in erba.

A proposito di lettone, ormai abbiamo ceduto, ed a partire dal primo risveglio staziona lí fino al mattino, ed ora che non mi tira piú i capelli, è proprio dolce averlo con noi finalmente quieto e coccoloso. Poi quando l’avremo finita con il ciclo malattie-reinserimenti al nido ne riparleremo, per ora cerco solo di non togliete l’abitudine di finire di addormentarsi nel suo lettino. Dopo l’ultima rino-adenoidite è stato a casa un mese per riprendersi e ora piange di nuovo quando lo si lascia al nido e sinceramente non riesco a capacitarmene, perché durante questo mese piangeva quando Leonardo usciva di casa e lui non poteva andare anche lui dai bimbi.

Ma non è solo un bimbo motorio. Gli piace molto disegnare, a lungo, da solo, preferibilmente a penna e non su fogli perfettamente bianchi. Qualche mese fa ci ha davvero stupiti perché ha cominciato a fare delle specie di uova con due similcerchi dentro di dimensioni diverse, che dovevano rappresentare un viso con i suoi ottietti. Dal primo uovo poi si dipartivano fili di lunghezza variabile che dovevano essere bacia e ambe. Insomma, dove avesse lui sentito parlare di Humpty Dumpty io non lo so, ma quella era decisamente l’idea.

Ci imita e motteggia i nostri infelici intenti educativi. Se Leonardo gli strappa un giochino scuote il ditino dicendo “No zi fa!” serio serio. E facendo naturalmente inviperire il fratello. Ogni tanto, se lo si riprende per qualcosa, sempre con quel ditino alzato dice “Bata!” e lí, su quel riso che cerca di prendere il sopravvento, si gioca tutta la nostra credibilitá come genitori.

Nonostante questo, come dice il nonno, sará il piú giovane premio nobel per la pace. Ha infatti la mania degli abbracci collettivi. Si presenta tutto sorridente e chiede baccio, poi comincia a chiamare tutti i presenti, uno ad uno, perché vi si uniscano, creando un grande cerchio in mezzo al quale lui ride felice. E noi con lui.

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