Manuele è di nuovo malato

Posted On gennaio 29, 2010

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Vado a disegnare le sbarre alle finestre.

Aggiornamento a distanza di una settimana. Venerdí scorso Manuele aveva solo un forte raffreddore. Adesso, dopo una settimana chiuso in casa, ha la bronchite. Quindi qui non si tratta di nido. Devo ammettere di non sapere piú che pesci prendere.

Risposta per una cara amica. Mamme bis-polari.

Posted On gennaio 28, 2010

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Questo post è una risposta ad una cara amica mamma di due bimbi. Che è stanca. Che non ce la fa piú. Avevo cominciato a scrivere un commento sul suo blog, ma non mi fermavo piú, perché avevo troppe cose da dire, e il commento diventava troppo lungo ed impubblicabile. È un post molto sconclusionato e impreciso e forse lo cancelleró presto. Ma mi dispiace aver perso tempo (preziosissimo tempo!) a scrivere per nulla, quindi almeno perché devo una risposta alla mia amica lo pubblico.

Vediamo se riesco a ricucire un po’ il filo. Prima di Natale ho scritto che non ce la facevo piú. Anche io. Poi le vacanze mi hanno rimesso un po’ in sesto. Alla faccia degli antidepressivi di cui mi aveva parlato il dottore, avevo solo bisogno di riposo (e di un integratore di ferro). Sai che diagnosi complicata. Ma me l’aveva detto: la mancanza di sonno induce alla depressione. E io chissá che mi credevo, di non riuscire ad affrontare “questo”. Ma è diverso, è un lento stillicidio, in cui non hai possibilitá di prenderti una boccata d’aria mai mai. Come dicevo al papá, a volte vorrei disegnare le sbarre alle finestre della casa, almeno sarebbe visibile a tutti come mi sento in certe giornate. Incasellata in un quotidiano fitto fitto in cui bisogna per forza incastrare tutto. Ingabbiata in un ruolo, negli impegni. In cui anche leggere un libro a tuo figlio è faticoso. Prigioniera del perfezionismo e di quel senso di responsabilitá che mi è nato dentro insieme alla lineetta rosa sullo stick di gravidanza e che si trasforma in senso di colpa tutte le volte che non sono all’altezza. Ma quale sia questa altezza lo sa il cielo.

E viene quel momento in cui li detesto tutti, tutti, perché mi fanno sentire cosí, perché li amo troppo. E detesto me per prima perché per amarli non so fare altro che questo, svegliarmi la notte tenerli in braccio preparare pappe che non vengono mangiate sbuffare vestirli gestire i capricci curarli avere pazienza lavarli pregare che cali la febbre mordermi la lingua cambiarli non urlare portarli a scuola provare ad ascoltare fare zuppe e lavatrici. E dopo questo a volte non riesco piú a sorridere, giocare, stimolarli, progettare, mostrarmi allegra.

Perché la contraddizione è che io in realtá sono felice. Che io non vorrei davvero qualcosa di diverso. Vorrei la forza di vivere questa vita cosí come me la sono costruita, me la sono immaginata, l’ho voluta. Perché le piccole emozioni a volte sono quasi difficili da sopportare, i tuffi al cuore quando li guardo sono cosí intensi da far male fisico, perché quasi piú bello di vedere che mi vogliono bene è vedere come si vogliono bene fra di loro, com’è bello averne due, e vederli tutti i giorni e tutte le notti e farsi stupire dalle conquiste e dalla strana e diretta comprensione di quanto li circonda.

Mi ritrovo cosí, sempre alla ricerca di un equilibrio nuovo, esaurita e appagata, un giorno in cui fila tutto per il verso giusto non vorrei un’altra vita e il giorno dopo vorrei che sparissero tutti per almeno 3 ore, e solo sdraiarmi sul divano a sfogliare riviste frivole e a non fare nulla nulla nulla di utile per nessuno.

Ma perché? Non ci sono sempre state le mamme? Perché quelle che sento e leggo oggi a volte sono cosí? Proprio ora che i papá danno una mano in casa e cambiano i pannolini? Io ho provato a darmi delle risposte, basate unicamente su di me e sulla mia esperienza.

1) Sono stata viziata. Ho avuto il mio momento di libertá estrema, con il mio lavoro, i miei soldi, la mia casa, nessun altro di cui occuparmi tranne che me stessa, la possibilitá di decidere se tornare a casa e non fare niente o uscire a ballare, mangiare quando mi pareva, vedere chi mi pareva, prendere un treno e andare, curare la mia anima le mie piante il mio aspetto la mia vita. Mi sono abituata a pensare solo a me stessa. E alla fine era noioso. Ma facile. E me ne ricordo e quando non ne posso piú ritorno a desiderare un’ora come era prima. Non piú di un’ora, ma fare di nuovo la viziata ogni tanto mi piacerebbe. Non so se molte delle nostre nonne hanno davvero mai provato cosa voglia dire occuparsi solo di se stesse. Forse non avevano un paragone.

2) Adesso ad una mamma è richiesto tanto. Psicologicamente parlando. Essere distributrice di pasti sani, fine pedagogista, manager della casa, lavoratrice, tassista, compagna di giochi e di letture. Tutto perfettamente perché chissá che succederá, che effetti collaterali distruttivi si abbatteranno sui nostri figli se cresceranno senza le verdurine biologiche, i materiali montessoriani, una casa in ordine, soldi per il loro futuro, il corso di musica e la piscina, i Lego e Topo Tip. Non è solo una questione di fare: la posta in gioco è altissima se non si fa alla perfezione. E facciamo quasi a gara, competitive come noi donne sappiamo essere. Per uno scopo vitale e sublime, certo. Sempre meglio di quando ci soppesavamo la cellulite a vicenda. Ma signori che stress!

3) Non ho più vent’anni. Ne ho 37.  Non dormire la notte, mangiare quando si riesce, correre sempre mi stanca oggi più che 15 anni fa.

Intendiamoci, la vita di prima io non la rivoglio. Ero felice, ma adesso lo sono di piú. Non potrei mai tornare indietro avendo provato quello che ho ora. Ma quando succede non si è pronte. Una vita a studiare, a lavorare, a gestire le relazioni. E non si è pronte. Perché essere pronte non vuol dire avere un’intera libreria di manuali per il perfetto genitore (si, lo so, anche io), ma aver imparato a fare fatica. In apnea. A lungo. Mi ricordo cosí solo la settimana prima degli esami. Non mesi e mesi. Non ho imparato a riposarmi poco alla volta, a non farmi mancare l’indispensabile per tenere corpo e mente efficienti e non crollare. Forse bisognerebbe passare una settimana in campagna, alzarsi presto per fare il pane, vedere i bimbi che giocano per conto loro a contare i fili d’erba e andare a dormire quando va via la luce. Certo, come no. Dopo due giorni fuggirei, perché non ho mai imparato a seguire l’andare sempre uguale di un rassicurante ritmo naturale. Forse proprio lí sta il problema.

Durante queste vacanze ho pensato tanto e fatto tanti buoni propositi. E qui ci metto la mia personale ricetta per sopravvivere a due bimbi piccoli e godersela pure un pochino.

  • Espormi il piú possibile alla luce del giorno. Non passare la pausa pranzo in ufficio pensando di fare prima. Il venerdí e il sabato chiusa in casa perché c’è da fare  e rimettere a posto. Non fare che con i mille risvegli notturni anche i giorni diventino delle lunghissime serate.
  • Non fare diete, mangiare sempre ai pasti. Cose buone.
  • Chiedere aiuto quando ci serve. Accettare sempre l’aiuto che mi viene proposto.
  • Vestirmi colorato. Mai piú solo nero o grigio.
  • Occuparmi della mia anima. Fondamentale.
  • Inserire nelle mie giornate delle routine stabilite. E se le routine saltano chiedere aiuto per risolvere quello che rimane insoluto.
  • Non quantificare le ore che sto con i miei figli. Non contare piú i risvegli e ore di sonno. Non fare paragoni con le altre mamme.
  • Cercare sempre la soluzione piú semplice ai problemi nei momenti di emergenza. Anche se l’emergenza dura mesi. E pazienza per gli effetti collaterali.

Per ora sta andando, anche se si continua a dormire a singhiozzo e la sera non si riesce a parlare dalla stanchezza. Ma almeno non si passano le serate alternando tripudio e lacrime, alla ricerca di quell’equilibrio che pare sará fatto di fatica e di gioia. E di zuppe e lavatrici.

A noi piazzono le tottole ovverossia il ritorno del papallo

Posted On gennaio 25, 2010

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Oggi salto la pausa pranzo. È davvero troppo tempo che non aggiorno questo diario sulla crescita dei miei cuccioli. Oh, certo, c’è il web 2.0, ci sono siti e blog e tante iniziative, ma io questo blog lo vedo comunque come una specie di quaderno dalla copertina colorata, pieno di appunti sparsi e di foto, da condividere subito per chi è lontanto e per poi ricordarmi e ricordare di questo periodo che, nonostante la stanchezza, il tempo bigio e la sensazione di non riuscire ad affrontare le giornate troppo piene, non posso non pensare come ad uno dei periodi piú belli della mia vita, in cui la fatica si compensa con l’intensitá degli affetti e delle emozioni.

Bene, e adesso? E adesso devo provare a focalizzare qualche episodio, qualche abitudine che in futuro mi faccia ricordare il nasetto arricciato di Manuele quando ride e i tre rapidi e serissimi cenni di capo di Leonardo quando vede qualcosa che gli piace. Mi sento sempre molto inadeguata quando devo scrivere un post su di loro, perché questi piccoli ritratti non rendono i tuffi al cuore della quotidianitá, quando ti viene l’impulso per un gesto, per un sorriso di prenderli e stritolarli di affetto, mentre loro ti guardano un po’ stupiti, a volte annoiati da questa mamma che passa dallo sbuffante al passionale in un battito di ciglia e a volte divertiti.

Manuele, finita la fase del pappagallo, ormai parla, non ripete piú. Non sempre, anzi, quasi mai se non ci si aiuta con il contesto, si capisce quello che dice, perché gli mancano ancora tante consonanti o gruppi di consonanti. Lui vuole le tottole e fa la tatta nel vasino, va a fuola e gioca al papallo (il ritorno del pappallo mi intenerisce troppo!), adora i piwili (kiwi, questa è difficile), grattuggia il pigiamo sulla pasta e chiede queto tos’è? venti volte al giorno. Al momento ha un rifiuto netto del francese, alza il ditino e dice “No!” appena mi metto a cantare e parlare (poco, pochissimo, purtroppo) in quella lingua. E io non insisto, so di non avere i mezzi perché diventino perfettamente bilingui, mi piacerebbe solo che non perdessero del tutto la consapevolezza di essere il prodotto di una cultura mista, in cui c’entrano anche la cucina francese e una r un po’ diversa dal solito. La playlist di ninnananne serale è stata quindi epurata della maggior parte di canzoncine francesi, di cui resiste solo “Fait dodo”. A rapida richiesta ora si alternano a bela tatuga (La bella tartaruga), fae tabolo (Ci vuole un fiore), Furia cavallo del west (mai richiesta, ma in qualche modo per la mia salute mentale devo variare) e tasa talina ( Era una casa molto carina). E alla fine si termina sempre con una versione molto personale di uimmaué, ossia The lion sleeps tonight.

sorriso

Il trottolo oltretutto sa giá contare fino a dodici (uo, due, te, quato, finfe, tei, tette a volte omesso, totto, tove, dezi, unzizi, dozizi) dote che ha cominciato a esercitare qualche mese fa quando ha iniziato a giocare a una strana versione di nascondino ribattezzata “nascondino con il fantasma”. Elaborando il gioco imparato dai nonni paterni, si mette al muro, conta, a modo suo (all’inizio diceva solo “uno… teee!”) e poi si mette a cercare in giro per la casa, sotto i letti, sollevando coperte, sbirciando dietro porte e commentando No c’è.  No c’è.  No c’è. Una volta finito il suo giro torna da te, che magari l’hai seguito sghignazzando o ne hai approfittato per mettere a fare il pane o lo yogurt in cucina, e con un a-ha! di vittoria indica che ha finalmente trovato il tuo nascondiglio segreto. Praticamente un gioco di ruolo a nascondino, da degno figlio di giocatori qual è.

È un po’ uno scavezzacollo, si arrampica dovunque, compresi i termosifoni, e in genere ama decorarsi fronte e viso di bernoccoli e graffiature per darsi l’aria da “bimbo vissuto”. Non è violento, no, è solo che non ha la minima paura e basta che ci giriamo un attimo ed avvicina la tripptrapp alla libreria, sale con i piedini in bilico sullo schienale per riuscire a raggiungere un libro che desidera (ad esempio i fumetti del papá) oppure sale sul lettone, non pago di essere ruzzolato giú svariate volte, e comincia ad usarlo come rete per trapezisti in erba.

A proposito di lettone, ormai abbiamo ceduto, ed a partire dal primo risveglio staziona lí fino al mattino, ed ora che non mi tira piú i capelli, è proprio dolce averlo con noi finalmente quieto e coccoloso. Poi quando l’avremo finita con il ciclo malattie-reinserimenti al nido ne riparleremo, per ora cerco solo di non togliete l’abitudine di finire di addormentarsi nel suo lettino. Dopo l’ultima rino-adenoidite è stato a casa un mese per riprendersi e ora piange di nuovo quando lo si lascia al nido e sinceramente non riesco a capacitarmene, perché durante questo mese piangeva quando Leonardo usciva di casa e lui non poteva andare anche lui dai bimbi.

Ma non è solo un bimbo motorio. Gli piace molto disegnare, a lungo, da solo, preferibilmente a penna e non su fogli perfettamente bianchi. Qualche mese fa ci ha davvero stupiti perché ha cominciato a fare delle specie di uova con due similcerchi dentro di dimensioni diverse, che dovevano rappresentare un viso con i suoi ottietti. Dal primo uovo poi si dipartivano fili di lunghezza variabile che dovevano essere bacia e ambe. Insomma, dove avesse lui sentito parlare di Humpty Dumpty io non lo so, ma quella era decisamente l’idea.

Ci imita e motteggia i nostri infelici intenti educativi. Se Leonardo gli strappa un giochino scuote il ditino dicendo “No zi fa!” serio serio. E facendo naturalmente inviperire il fratello. Ogni tanto, se lo si riprende per qualcosa, sempre con quel ditino alzato dice “Bata!” e lí, su quel riso che cerca di prendere il sopravvento, si gioca tutta la nostra credibilitá come genitori.

Nonostante questo, come dice il nonno, sará il piú giovane premio nobel per la pace. Ha infatti la mania degli abbracci collettivi. Si presenta tutto sorridente e chiede baccio, poi comincia a chiamare tutti i presenti, uno ad uno, perché vi si uniscano, creando un grande cerchio in mezzo al quale lui ride felice. E noi con lui.

Ta-daaan!!!!

Posted On gennaio 20, 2010

Filed under ecologia, pannolini lavabili

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È finalmente nato il sito del gruppo nonsolociripá, di cui sono onoratissima di fare parte! È un sito allegro e fresco come le mamme che ho conosciuto grazie a questa bella esperienza nata per far conoscere meglio a genitori e istituzioni la nostra esperienza con i pannolini lavabili.

Rapido aggiornamento

Solo per dire che ci siamo ancora.

  • giorni di vacanza: 21
  • Ferritina Mamma: 10 (minimo storico)
  • Regali la mattina di Natale ai bimbi: 16
  • Regali ai bimbi in periodo festivo: 88
  • Malattie:  3 giorni di influenza il papá, 3 giorni Leo. Un po’di tosse diffusa.
  • Giorni totali (x2) senza febbre: 38
  • Ore di sonno: in crescita.
  • Belle notizie a fine corsa: tante, ma una meglio di tutte
  • Adorazione per gli zii canadesi: taratura adorometro non sufficiente a quantificarne l’enormitá.
  • Colore prevalente di questo Gennaio: Lilla
  • Anni della mamma: aggiornati a 37
  • Propositi per il nuovo anno: sopravvivere e nel frattempo goderci quello che abbiamo.