Chiacchiere, coccole e coccodrilli

Ho giá detto che l’autunno mi piace? Mi pare di sí. Poi quest’autunno caldo e soleggiato, che fa risaltare ancora di piú i colori dei colli bolognesi, mi mette allegria. Complice anche il fatto che la stanchezza, tanta, che c’era sta un po’ passando grazie ad un piú accorto uso del tempo a disposizione, a molto aiuto da parte del maritino e al magico integratore di ferro che mi ha tenuto su tutta la gravidanza. “Mai sottovalutare il cambio di stagione!” ricordano foglie e capelli che cadono come castagne.

Intanto la scuola prosegue e, tra una febbre e un raffreddore, Manuele è sempre molto contento di andarci. Al richiamo di “Andiamo dai bimbi!” risponde “Hi!” e si precipita verso una porta dicendo “Bimbi!”. Ma la sua passione, al momento, sono le bimbe, piú che i bimbi. Piano piano, dato che Leonardo guarda un po’ di dvd piú o meno selezionati la sera *, gli abbiamo consentito di fare compagnia al fratello. Ma se non c’è una bimba, o una ragazza, tra i protagonisti Manuele non è contento e chiede insistentemente di cambiare. Qualche tempo fa sono andata a prenderlo a scuola e l’ho trovato che accarezzava rapito di riccioli di Isabelle, che un po’ perplessa osservava con indifferenza il gioco degli altri bimbi ma non si sottraeva affatto alla coccola. In definitiva l’universo bimba è attualmente percepito pieno di fascino, tanto che la nonna gli ha regalato una vecchia bambola di pezza, chiamata molto fantasiosamente Bimba, che è presto diventata sua fida compagnia.

Dal punto di vista del linguaggio c’è una vera e propria esplosione, ora dice intere frasi, forse non proprio corrette, e immediatamente prova a ripetere le nuove parole che gli sembrano di qualche importanza. È un’esperienza nuova per noi, perché Leo, a parte pochi buffissimi tentativi (vedi il papallo e la papalla), quando ha cominciato a parlare, molto piú tardi, aveva giá una discreta proprietá di linguaggio, e non ci aveva abituato a questa abbondanza di parole storpiate ma comprensibili di cui ci inonda Manuele. La nostra capacitá decifrativa è ulteriormente messa alla prova dal fatto che ora a casa prova a cantare le canzoncine che sente da me, dai cd, o a scuola. E non sempre è facile. Dopo un fine settimana che ha passato a battere le mani dicendo “papá! cia cia cia” mi sono ricordata di una canzoncina che avevo sentito all’asilo di Leonardo, l’anno scorso, Papacía, appunto. Da qui la ricerca su internet, lo studio metodico e l’esibizione serale della mamma in questa hit trascinante, con apprezzamento e coinvolgimento entusiasta del pubblico medio-piccolo.

Sará l’autunno, sará che con la scuola ci si vede meno, sará il distacco, ma i bimbi in questo periodo sono ipercoccolosi. Leonardo ogni tanto la sera si sdraia sul divano e mi chiede “Mamma, mi accarezzi i piedini?”. Il loro latte serale, che anche Leo prende ancora con il biberon, se lo bevono tutti accoccolati addosso a mamma o papá, e mentre guardano la televisione, o prima di addormentarsi, si occupano anche loro di noi accarezzandoci i capelli. Ovvero, Manuele li tira, ma Leonardo proprio ci coccola come noi coccoliamo lui.

Il mio ometto grande in realtá ci prova anche con il fratello: “Lele, vieni in braccio, che ti leggo un libro e ti faccio due coccoline!”. A volte il piccolo risponde un netto No! ma ogni tanto si precipita in braccio al fratello, che naturalmente non lo riesce a reggere visto che ormai hanno una differenza di un paio di chili e una decina di centimetri, e finiscono entrambi abbracciati sul divano a sbavusciarsi la faccia.

Mi rendo conto dell’estrema melensaggine di quello che racconto, ma lo scrivo qui per potermene ricordare quando arriverá il momento in cui la mia massima intimitá con i miei figli sará lavargli i calzini sporchi e avró bisogno di una prova scritta per credere che erano cosí mammoni e coccolosi.

A proposito di mammite, la fase lettone prosegue. Io, stoicamente, metto Manuele la sera semiaddormentato nel suo lettino, ma dopo un paio d’ore cominciano i risvegli, che si placano solo stretti stretti a mamma. Allora se la mamma vuole anche dormire, si dorme insieme e pace. Sta di fatto che nel lettone fa tutta una tirata, al limite si sveglia un paio di volte cercandomi e riaddormentandosi quando sente che ci sono.

E i coccodrilli? In realtá di coccodrillo ce n’è solo uno. Si chiama Camillo ed è stato abbrancato da Manuele in una gita all’Ikea con i nonni e ci è rimasto abbracciato per qualche giorno. Dovevamo anche portarcelo fuori quando uscivamo, cosí andavo in giro con 3 bimbi di meno di un metro invece che due. Fortunatamente la passione è un po’ scemata e Camillo adesso staziona felicemente nel lettino a dormire come ogni bravo pelouche che si rispetti.

* Non ne sono orgogliosa, ma per ora va cosí…

Multiuso

Posted On ottobre 19, 2009

Filed under citazioni, Leonardo

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Mamma, mettimi le scarpe. Servono a proteggere i calzini dalle mosche!

La cage aux rossignols

Posted On ottobre 9, 2009

Filed under Francese, giochi

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Eccoci qui per la prima sorpresa. Dovete sapere che la nonna Nelly, altrimenti detta Mamie, è francese. Io quindi sono francese per metà. Probabilmente mi sento francese per circa un quarto, visto che è tanto che non torno in quel paese, ma un po’ francese mi sento. E vorrei trasmettere almeno un po’ di quella cultura ai miei figli. Un po’ viene naturale, come cantare loro per addormentarli le ninna nanne che conosco in quella lingua, non fosse altro perché in italiano non ne so. Un po’ no, quindi bisogna che cominci ad attrezzarmi. Mamie cerca di parlare ai bimbi in francese, e qualche volta anche io, ma non viene tanto naturale, anche perché tra noi ormai parliamo raramente in francese. Ma spulciando sul web, pochi giorni fa, mi è venuta un’idea. Mammafelice fa delle deliziose carte tematiche montessoriane, perché non usare quelle per giocare insieme? E perché non usarle anche per ampliare il vocabolario francese? E perché non tradurle e metterle a disposizione di tutti, che è il bello del web? E quindi? E quindi oggi potete trovare qui i primi set di carte tradotti dalla nonna Nelly, che è già al lavoro per le prossime uscite. E in più a chi indovina il nesso del titolo del post con i miei bimbi (mooolto difficile) potrà persino scegliere quale sarà il prossimo set da tradurre.

my urban montessori trip

Posted On ottobre 8, 2009

Filed under Scelte educative

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Parafrasando un ormai celeberrimo post di mom@work, vi racconto il mio recente intrippamento con il metodo montessori e i miei tentativi di portare un po’ (qualche minuto, non certo un’ora) dei suggerimenti della nostra brava faccia da mille lire nei nostri circa 60 metri quadri calpestabili. Come sapete non sono e non saró probabilmente mai davvero dedicata ad un metodo, e sinceramente a volte i precetti montessoriani mi sembrano un po’ troppo “ordinati” per il mio carattere, ma leggendo su vari siti, sia italiani che americani, ho trovato tantissimi spunti mi sembrano molto di buon senso. Del resto trovo che questa fase della crescita, finito quel periodo in cui ci si deve destreggiare in precarissimo equilibrio tra la fusione totale tra bimbo e mamma e un minimo di organizzazione delle proprie giornate, sia molto stimolante. Siamo in un momento , ovviamente con Leonardo, ma Manuele è un bravo imitatore quindi si riesce anche a coinvolgere, in cui si fa, in cui si parla e si mette in pratica quello che si dice, in cui si scopre, in cui si cercano risposte ai perché e ci si meraviglia. Stupendo ed emozionante.

attraversando un ponte

Di risorse è pieno il web, soprattutto siti stranieri, ma in italiano ho passato molto tempo su cuoredimamma, lacasanellaprateria e mammafelice. Ho scoperto che per alcune famiglie americane il metodo montessori è praticamente uno stile di vita globale, e poi ultimamente mi sono regalata il libro di Tim Seldin, cosí da avere qualcosina da sfogliare la sera nei pochi secondi che precedono il crollo della testa sul cuscino. Della questione del bambino competente e di molti punti teorici avevo giá sentito parlare, ma quello che mi mancava e che ho capito anche grazie a questi altri genitori che concretamente fanno cose con i loro figli è che non è necessario iscrivere i figli ad una Casa dei bambini per dar loro ambiente e attenzioni a loro misura e che ci sono tanti tanti piccoli esperimenti pratici che possono entrare nella vita di famiglia.  E mi sono venute tante tante piccole idee “urbane”, che non prevedono stravolgimenti della nostra vita o particolari aspettative e spero di riuscire a metterne in pratica piú di qualcuna.

A partire da una piccola sorpresa per domani. 😉

Miiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

E il primo, concreto, fondamentale progresso fatto da Manuele grazie al nido si riassume nella sua nuova parola conquistata che funge da titolo a questo micropost.

Conclusioni dell’inserimento (temporanee)

Adesso Manuele arriva al nido, per strada ciangotta “bimbi! bimbi!” tutto contento, arrivati lí aiuta a togliersi il giubbottino, passa in braccio al dado di turno ( c’è anche un educatore maschio, la cosa mi fa molto felice) e dice “Tao, tao” salutando con la manina. A casa continua ad andare un po’ nel panico se non mi vede perché vado in un’altra stanza, ma meno di prima, e anche i risvegli notturni sono diminuiti. Devo ammettere che quello che mi aveva piú turbata era il cambiamento a casa, i pianti all’asilo me li aspettavo, ma non credevo che per lui la paura dell’abbandono si sarebbe estesa anche oltre il momento del distacco. Grazie davvero a tutte voi che mi hanno scritto ed incoraggiato e dato il benvenuto nel club :-), mi è servito davvero, che poi anche l’inserimento di Leonardo non era stato proprio rose e fiori, ma forse per lui me lo aspettavo e in piú, per cause di forza maggiore, era stato affidato al papá.

Alla fine Manuele all’asilo ci stará dalle 9 alle 12:30, ci pare sufficiente per cominciare e dargli la sua dose di contatti sociali anche in inverno e per i nonni tenerlo il pomeriggio è piú leggero perché per buona parte del tempo dorme. Per ora anche Leonardo torna dopo il pasto, vediamo se si riesce a reggere con questo ritmo. Sono bimbi, una mattina dovrebbe bastare, ma comunque il lettino alla materna è pronto, decideremo strada facendo. Da giovedí abbiamo provato a lasciare Manuele anche a pranzo, alle 11:30, e la dada mi ha accolto con un “Ma ha mangiato tutto! È un mangione, lui?” e probabilmente il fatto di essere nutrito ha ingenerato un senso notevole di gratitudine in lui per cui anche dopo il week-end casalingo stamattina era contentissimo di uscire con il papá per andare a scuola (ola).

Concludo riportandovi un brano di conversazione tra me e Manuele di metá della scorsa settimana, quando ancora si disperava ma avevamo invertito la tendenza.

“Manuele, ti piacciono le dade?”

“No!”

“E la dada Marika?”

“Ci.”

“Ti piacciono i bimbi?”

“No.”

“E la bimba Serena? ”

“Ci.

Ecco. Forse le modalitá di inserimento degli asili comunali potrebbero essere piú personalizzate. Forse per affidarsi doveva prima conoscere le singole persone, non le entitá collettive dadi e bimbi, e non è in qualche ora di presenza con la mamma che questo puó succedere. O forse no, forse deve avvenire proprio cosí, mamma via e cercati i nuovi punti di riferimento. Ma il dubbio mi rimane.