I metodi e la dialettica

Posted On settembre 10, 2009

Filed under Famiglia, Scelte educative

Comments Dropped 4 responses

Prendo spunto da tutto questo dibattito che freme per blog parentali su scuola/non scuola, montessori, steiner, malaguzzi e dintorni per fissare qui un’idea che ho da tempo, e magari mi fará bene rileggere quando nuovamente non sapremo che pesci pigliare su scelte piú o meno importanti che riguardano i nostri figli.

Quando sono rimasta incinta per la prima volta, una gravidanza gemellare e difficoltosa con la prospettiva di un capovoglimento totale della mia vita precedente, ho cercato di approcciare la mia paura del futuro nei due modi con cui diversi maestri di vita mi hanno insegnato ad affrontare le difficoltá e il nuovo che arriva: amando e studiando. Questo non significa che riesca sempre a seguire in questi due metodi, ma sono i primi che mi vengono in mente passato il primo impatto.

Chiara Lubich dice che l’amore è come i pedali della bicicletta collegati alla dinamo: quando si ama, si pedala, la luce si accende, e tutto si chiarisce. Quindi amare i miei due bimbi, ora tre, perché Tata fa sempre parte della nostra famiglia, nel modo che potevo, con i limiti che avevo, mi aiutava anche a tranquillizzarmi e a effettuare scelte sul loro futuro.

Dall’altro lato pensavo che la mia paura di diventare genitore e la frenesia di sapere come fare, cosa è giusto e cosa sbagliato, come si fa a far spazio ad un bimbo piccolo, accoglierlo ma non essere completamente sopraffatta, prepararsi alla responsabilitá piú grande che mi toccherá in tutta la mia vita, si potesse chiarire leggendo e studiando i vari approcci al problema “come essere il genitore perfetto e vivere felice”. E quindi mi sono messa a studiare.

Ho imparato parole e sintagmi esoterici, come attachment parenting, metodo EASY, ferberizzare, elimination communication, ho conosciuto un po’ meglio la Montessori e incontrato per la prima volta Steiner, denigrato Estivill, apprezzato Gonzáles, improvvisamente Spock per me non aveva piú solo le orecchie a punta ed era diventato dottore, Piaget e quell’altro inglese di cui mi scordo sempre il nome sono diventati i miei conversatori abituali e Bernardi il mio mentore tranquillizzante. Ho frequentato forum e mailing list di esperti e di altre mamme. Insomma, sono entrata in un mondo fino ad allora inesplorato e affascinante ma ne sono uscita piuttosto confusa e un attimino irritata.

Una prima impressione sgradevole è stata che la maggior parte delle teorie sono mammocentriche o figliocentriche. E tutti ti paventano le conseguenze magnifiche o terrificanti di ogni tua singola azione. Quindi sappi che se riempirai tuo figlio di coccole da piccolo sará piú intelligente e sicuro di sé da grande, ma anche se farai in modo che dorma tutta la notte ti troverai improvvisamente un piccolo genio iperproduttivo a scuola, e ti diró pure che la sua integritá affettiva dipenderá fortemente da quanto a lungo lo terrai in braccio, mentre la sua indipendenza sará direttamente proporzionale al tempo passato sulla sdraietta felice, ma ovviamente dovrai essere vigilissima mentre sta lí a giocare nella palestrina a cogliere i primi segnali di sonno altrimenti farai di tuo figlio un nevrastenico.

Pochi, pochissimi, parlano di relazione e di equilibrio. Ovvero, moltissimi parlano di relazione, ma quando ne parlano schematizzano e spesso considerano solo una delle due parti. E tutti sono pronti a profetizzare i peggiori abominii nel futuro di tuo figlio se ti azzarderai a seguire la scuola avversa.

Eppure.

Gli esempi reali ce li ho sotto il naso. Ossia mamme preparatissime dal punto di vista intellettuale che messe in relazione con un piccolo essere autonomo che non ne vuole sapere di rientrare nello schema prefisso e preparato da tante, tantissime letture, sanno cambiare idea e ricreare l’equilibrio. Mamme pronte a tenere i figli a casa per dedicarsi in prima persona alla loro istruzione che vengono spiazzate dalla richiesta dei bambini di andare a scuola, che sanno considerarli persone e appoggiare le loro esigenze e il loro bisogno di autonomia. Mamme convinte ad applicare il metodo Estivill che si convertono al lettino sidecar perché capiscono che la loro bimba di quello ha bisogno al momento. Mamme che di fronte alle difficoltá dell’allattamento al seno decidono di passare al biberon, perché hanno altri figli e non riescono a gestire tutto, o perché se non riescono a dormire sono nervose e credono che una mamma serena sia piú importante di concedere qualche poppata di latte artificiale.

Dico mamme, per dire genitori, perché per vari motivi sono le mamme che quando i bimbi sono piccoli come i miei vivono generalmente in prima persona queste difficoltá, anche se ovviamente non sono solo loro a prendere le decisioni. E faccio questi esempi proprio perché sono differenti dalle scelte che abbiamo fatto noi per i nostri bimbi, ma ne condivido pienamente lo spirito.

Perché da quando finalmente, dopo il parto, vediamo quei musetti, magari diversi da come ce li eravamo immaginati, comincia il processo di educazione vicendevole, ed è un gioco dialettico, in cui crescono sia i bimbi che la mamma e il papá, e si adattano l’uno alle esigenze dell’altro, ed è un’esperienza nuova e diversa per ognuno, e per fortuna che i metodi falliscono o ci prendono solo in parte, perché siamo tutti unici ed è l’imprevedibile nascosto nell’altro che ci rende la vita un’avventura persino quando siamo all’interno delle mura domestiche.

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4 Responses to “I metodi e la dialettica”

  1. Claudia - La Casa Nella Prateria

    Anche io ho letto tutto ciò che si poteva leggere. Per poi rendermi conto che nessuno conosce i miei figli meglio di me…

  2. Lisa

    Forse bisogna passarci da tutte quelle letture prima di capire… 🙂

  3. ba1976

    e il bello è che l’esperienza del sidecar mi è piaciuta così tanto che lo raconto a tutti!!! 🙂
    dai lisa, alla fin fine siamo solo delle mamme, e diciamocelo, delle GRAN mamme (che se non ce lo diciamo fra di noi… :-P)

  4. Lisa

    Puoi dirlo forte, Ba!

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