Crisi

Eravamo piuttosto convinti di mandare Manuele al nido. Ci sembrava che per il suo carattere curioso e indipendente fosse la soluzione migliore. Avrebbe pianto un po’, ma il distacco sicuramente sarebbe stato gestibile. Perché lui è cosí indipendente.

Come no? E ora ci ritroviamo pieni di dubbi con un bimbo che cerca la mamma di continuo e non si convince del perché non puó stare sempre con lei (o con i nonni, che fanno comunque parte dell’entitá “mamma” in senso lato).

Aggiornamento. A casa è piú sereno,  forse merito dell’aver guadagnato l’accesso al lettone a metá notte, cosí la sua dose di mamma sempre vicina se la becca.

Aggiornamento bis.Oggi sono andata a prenderlo dopo due ore e finalmente l’ho trovato che giocava sullo scivolo con gli altri bimbi! La dada è venuta tutta contenta e come prima notizia mi ha detto gioiosamente che aveva fatto la cacca. Io l’ho guardata un po’ stupita ma mi ha spiegato che è un momento molto importante, vuol dire che si è lasciato andare. Un passo avanti è stato fatto, vedremo lunedí.

E poi?

Il nuovo tormentone di Manuele è mutuato dal fratello Leonardo, che ti chiede minuziosamente il programma del giorno dopo e una volta che tu hai finito di illustrargli tutte le splendide prospettive che lo attendono, dalla scuola al pisolino all’ottima merenda, ti chiede “E poi?” e se non ci sono distrazioni si va avanti fino a finire la settimana.

Anche Manuele, ormai lanciatissimo dal punto di vista del linguaggio (la maggior parte delle nuove parole riguardano pietanze di vario genere, sará indicativo?) ha cominciato a domandare continuamente con la sua vocina buffa “E poi?

Finisce il cibo nel piatto. “E poi?

La mamma legge una pagina di un libro. E se non si spiccia a girarlo… “E poi?

La nonna gioca con lui a fare i versi degli animali. Ecco la paperetta… “E poi?

Papá dice “Andiamo a fare il riposino.”. “E poi?

E poi…. abbiamo pure aggiunto un netto “Ci!” al movimento deciso della testa per affermare la propria volontá. Ha ragione a metterci fretta, qui se non ci spicciamo a segnare tutti queste piccole tappe di crescita il trottolo, che oggi ha il primo giorno di nido, ce lo troveremo giá ometto senza essercene quasi resi conto. E poi?

Bravo dinosauro!

I metodi e la dialettica

Posted On settembre 10, 2009

Filed under Famiglia, Scelte educative

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Prendo spunto da tutto questo dibattito che freme per blog parentali su scuola/non scuola, montessori, steiner, malaguzzi e dintorni per fissare qui un’idea che ho da tempo, e magari mi fará bene rileggere quando nuovamente non sapremo che pesci pigliare su scelte piú o meno importanti che riguardano i nostri figli.

Quando sono rimasta incinta per la prima volta, una gravidanza gemellare e difficoltosa con la prospettiva di un capovoglimento totale della mia vita precedente, ho cercato di approcciare la mia paura del futuro nei due modi con cui diversi maestri di vita mi hanno insegnato ad affrontare le difficoltá e il nuovo che arriva: amando e studiando. Questo non significa che riesca sempre a seguire in questi due metodi, ma sono i primi che mi vengono in mente passato il primo impatto.

Chiara Lubich dice che l’amore è come i pedali della bicicletta collegati alla dinamo: quando si ama, si pedala, la luce si accende, e tutto si chiarisce. Quindi amare i miei due bimbi, ora tre, perché Tata fa sempre parte della nostra famiglia, nel modo che potevo, con i limiti che avevo, mi aiutava anche a tranquillizzarmi e a effettuare scelte sul loro futuro.

Dall’altro lato pensavo che la mia paura di diventare genitore e la frenesia di sapere come fare, cosa è giusto e cosa sbagliato, come si fa a far spazio ad un bimbo piccolo, accoglierlo ma non essere completamente sopraffatta, prepararsi alla responsabilitá piú grande che mi toccherá in tutta la mia vita, si potesse chiarire leggendo e studiando i vari approcci al problema “come essere il genitore perfetto e vivere felice”. E quindi mi sono messa a studiare.

Ho imparato parole e sintagmi esoterici, come attachment parenting, metodo EASY, ferberizzare, elimination communication, ho conosciuto un po’ meglio la Montessori e incontrato per la prima volta Steiner, denigrato Estivill, apprezzato Gonzáles, improvvisamente Spock per me non aveva piú solo le orecchie a punta ed era diventato dottore, Piaget e quell’altro inglese di cui mi scordo sempre il nome sono diventati i miei conversatori abituali e Bernardi il mio mentore tranquillizzante. Ho frequentato forum e mailing list di esperti e di altre mamme. Insomma, sono entrata in un mondo fino ad allora inesplorato e affascinante ma ne sono uscita piuttosto confusa e un attimino irritata.

Una prima impressione sgradevole è stata che la maggior parte delle teorie sono mammocentriche o figliocentriche. E tutti ti paventano le conseguenze magnifiche o terrificanti di ogni tua singola azione. Quindi sappi che se riempirai tuo figlio di coccole da piccolo sará piú intelligente e sicuro di sé da grande, ma anche se farai in modo che dorma tutta la notte ti troverai improvvisamente un piccolo genio iperproduttivo a scuola, e ti diró pure che la sua integritá affettiva dipenderá fortemente da quanto a lungo lo terrai in braccio, mentre la sua indipendenza sará direttamente proporzionale al tempo passato sulla sdraietta felice, ma ovviamente dovrai essere vigilissima mentre sta lí a giocare nella palestrina a cogliere i primi segnali di sonno altrimenti farai di tuo figlio un nevrastenico.

Pochi, pochissimi, parlano di relazione e di equilibrio. Ovvero, moltissimi parlano di relazione, ma quando ne parlano schematizzano e spesso considerano solo una delle due parti. E tutti sono pronti a profetizzare i peggiori abominii nel futuro di tuo figlio se ti azzarderai a seguire la scuola avversa.

Eppure.

Gli esempi reali ce li ho sotto il naso. Ossia mamme preparatissime dal punto di vista intellettuale che messe in relazione con un piccolo essere autonomo che non ne vuole sapere di rientrare nello schema prefisso e preparato da tante, tantissime letture, sanno cambiare idea e ricreare l’equilibrio. Mamme pronte a tenere i figli a casa per dedicarsi in prima persona alla loro istruzione che vengono spiazzate dalla richiesta dei bambini di andare a scuola, che sanno considerarli persone e appoggiare le loro esigenze e il loro bisogno di autonomia. Mamme convinte ad applicare il metodo Estivill che si convertono al lettino sidecar perché capiscono che la loro bimba di quello ha bisogno al momento. Mamme che di fronte alle difficoltá dell’allattamento al seno decidono di passare al biberon, perché hanno altri figli e non riescono a gestire tutto, o perché se non riescono a dormire sono nervose e credono che una mamma serena sia piú importante di concedere qualche poppata di latte artificiale.

Dico mamme, per dire genitori, perché per vari motivi sono le mamme che quando i bimbi sono piccoli come i miei vivono generalmente in prima persona queste difficoltá, anche se ovviamente non sono solo loro a prendere le decisioni. E faccio questi esempi proprio perché sono differenti dalle scelte che abbiamo fatto noi per i nostri bimbi, ma ne condivido pienamente lo spirito.

Perché da quando finalmente, dopo il parto, vediamo quei musetti, magari diversi da come ce li eravamo immaginati, comincia il processo di educazione vicendevole, ed è un gioco dialettico, in cui crescono sia i bimbi che la mamma e il papá, e si adattano l’uno alle esigenze dell’altro, ed è un’esperienza nuova e diversa per ognuno, e per fortuna che i metodi falliscono o ci prendono solo in parte, perché siamo tutti unici ed è l’imprevedibile nascosto nell’altro che ci rende la vita un’avventura persino quando siamo all’interno delle mura domestiche.

Individualismo

Def. Dopo i due anni il bambino passa dalla terza alla prima persona, utilizzando il pronome personale io.  Il bambino è giá cosciente della propria individualitá, ma con il pronome IO si distingue dal mondo circostante, si afferma verbalmente e si differenzia dagli altri essere umani.

E, aggiungo, si arroga i primi diritti. Ad esempio:

Papá: “Chi vuole questo pezzo di mela?”

Manuele: “IO!!!”

Mio figlio minore conoscerá al momento solo una ventina di parole, ma a quanto pare per quelle importanti trova sia meglio bruciare le tappe.

Annaffiamo?

Nido e materna, fra poco si va!

Un po’ di magone c’è stato quando abbiamo salutato le dade del nido di Leonardo. È stata davvero una bella esperienza, dopo l’inserimento un po’ faticoso, peró è finita un po’ bruscamente a causa di una brutta caduta di Leonardo che ha fatto sí che lo tenessimo a casa gli ultimi giorni di frequenza prevista. Il nido era davvero nuovo e bellissimo e ci sarebbe tanto tanto da dire, ma direi che prenderó spunto per questo piccolo flashback dalle parole della dada con cui ho scambiato due chiacchiere alla festa di fine anno. Non essendoci stato un vero e proprio colloquio finale, ho domandato come vedesse Leonardo alla conclusione di questo periodo di formazione e lei mi ha risposto ridendo:

“Che dire! È simpatico, gli piace leggere, gioca e si fa coinvolgere, canta sempre, va in bagno da solo, mangia da solo, che vogliamo di piú?”

Sulla simpatia non sono obiettiva, ma fa piacere che lo notino pure gli altri (eh, eh), la lettura gli è sempre piaciuta molto, complici nonni molto disponibili e nostro e loro grande acquisto di libri (eravamo quasi compulsivi, adesso siamo diventati assidui frequentatori della Sala Borsa, altrimenti avremmo avuto seri problemi di spazio personale a casa nostra), per il pannolino e la pappa il nido e l’esempio degli altri bambini è stato sicuramente di grande aiuto, ma davvero le due conquiste dell’anno che forse non sarebbero avvenute se fosse rimasto a casa con i nonni sono la socializzazione, la capacitá di fare attivitá organizzate in gruppo e la passione per il canto.

Era una gioia sentire il mio bimbo timidone dire che gli piaceva andare a scuola perché c’erano i suoi amici.  L’ho visto correre felice insieme al suo amico Simone, arrampicarsi, chiacchierare. E lo sento tutt’ora cantare e cantare, cantare e cantare, cantare e cantare….

E Venerdí si inizia con la materna. La scuola è proprio di fronte a casa e io aspetto quel momento con trepidazione e un pelino di ansia. La settimana dopo anche Manuele comincerá il nido. È stata una decisione presa sia in relazione al suo carattere esuberante, molto recettivo e sempre a caccia di stimoli, sia perché l’anno scorso in certi momenti abbiamo dovuto organizzarci al minuto secondo per riuscire a gestire, noi e i nonni, entrambi i bimbi, con problemi di stress e di salute conseguenti. E come penso sempre, se il tempo passato con i miei figli è viziato dal fatto che sono stanca e nervosa (e io quando sono stanca sono quasi sempre anche nervosa, purtroppo), meglio farsi aiutare e dedicare a loro un tempo piú di qualitá, anche se forse minore.

Intanto quest’Estate ho preparato con una certa emozione, come feci per Leonardo, la sacchetta con il suo nome. Anche questa è una tappa nell’acquisizione dell’identitá, e simbolicamente spero che in questo percorso si porteranno dietro qualcosa dell’amore della loro mamma, anche se solo un ricamino semplice semplice su una sacchetta giá decorata dell’Oviesse perché piú oltre qui non si va.

Sacca asilo Manuele