Pedagogia del genetliaco, ossia riflessioni educativo-festaiole mentre si impasta il MMF

Posted On maggio 18, 2009

Filed under compleanni, Leonardo, Scelte educative

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L’abbiamo organizzata nella saletta sotto casa e abbiamo invitato i suoi amichetti dell’asilo e altri figli di amici della sua etá. Abbiamo fatto le bolle di sapone, disegnato, ci siamo rincorsi per la corte davanti a casa e ballato Le tagliatelle di Nonna Pina ed è stato un successone: i piccoli ospiti sembravano felici e Leonardo a sera aveva un sorrisone perenne sul visetto, fino a sera.

Mentre preparavo il buffet con Leo mi sono anche chiesta il perché organizzavamo una festa a tutti gli effetti per i suoi 3 anni, visto che lui non è che l’avesse chiesta, se davvero ne sentiva l’esigenza, e che fine educativo mi prefiggevo. Si, lo so, sono bacata. Non so se sia ansia, senso del dovere, insicurezza, esercizio mentale fine a se stesso, ma ho bisogno di valutare persino gli effetti pedagogici delle feste di compleanno. A mia discolpa posso dire di aver deciso di preparare una festa per il terzo compleanno di Leonardo prima di valutarne il fine educativo. Forse. Perché non lo so mica se nella volontá di indire una riunione di treenni ci fosse un inconscio intento formativo o piú la voglia quasi conscia di vedere e magari chiacchierare con qualche adulto/a che avrebbe accompagnato i suddetti treenni e fatto sentire mamma e papá quasi vicini ad un insperato incontro sociale con coetanei. Se l’obiettivo era il secondo, forse c’erano metodi piú semplici per ottenerlo che invitare contestualmente anche i treenni da intrattenere, rifocillare e di cui garantire l’incolumitá per almeno un paio d’ore. Peró c’è pur sempre il senso di colpa da far tacere. Oh, insomma, con la questione del senso di colpa non se ne esce, e io volevo parlare delle riflessioni antropologiche e non sociologiche o analitiche sulle babyfeste di compleanno. Per cui, nonostante la festa mi abbia regalato anche una piacevole microchiacchiera con la mia amica Marina mentre il papá era fuori a farsi bombardare di bolle di sapone, torniamo all’opzione numero uno, ossia l’inconscio intento educativo delle feste di compleanno in etá prescolare.

Il primo quesito da affrontare è: fará bene ad un bimbo piccolo sentirsi reginetto per un giorno? Ne rafforzerá l’egocentrismo innato nei bambini, o lo renderá piú sicuro di sé? Mentre rifletto e impasto Leonardo mi guarda e mi dice pieno di aspettativa: “è la torta per la mia festa? La mangio con i miei amici?”

Quesito numero 1 quindi affrontato subito e risolto: comunque sia, è ininfluente di fronte allo sguardo di felice attesa. Anni di scuola superiore e sabati del villaggio non passano senza lasciare traccia.  Per quanto mi riguarda, di fronte a quello sguardo, posso anche mettergli una corona in testa con su scritto egocentrico forever.

Leonardo stesso, con quella domanda, mi invita ad analizzare il primo aspetto pedagogico: saper attendere. Penso che l’aspettativa sia uno degli aspetti piú belli dei giorni di festa, quando si è bambini. Quello che per gli adulti diventa stress e ansia da prestazione, per un bimbo è la magica attesa del Natale, dell’arrivo di amici o parenti lontani, del primo giorno di vacanza, della partenza per il mare. E quando sono piccoli, passare dalla prevedibilitá della routine rassicurante alla scoperta che le novitá sono anche fonte di gioia, non solo di fatica, non credo sia un passo da poco.

Quindi è fondamentale che la festa non sia a sorpresa, ma annunciata, attesa, sottolineata dal passare dei giorni, dalle chiacchiere sul significato di crescere, dalla preparazione dell’ambiente e della tavola. Giá, perché un bimbo di 3 anni, specie se va all’asilo, forse ha giá chiaro il sentimento della convivialitá, ma quello dell’ospitalitá quando si inizia ad introdurre?  Forse con quelle frasi che cominci a dire da piccolo quando sta per arrivare un amichetto, generalmente figlio di amici dei genitori, sul fatto che verrá un altro bimbo, che sará bello giocare insieme, che probabilmente vorrá vedere e usare i suoi giochi, ma che sará anche piú bello. Si, forse si comincia quando noi genitori, che vogliamo finalmente ricominciare a fare una vita sociale, ci premuriamo di evitare di passare la serata a dividere i piccoli contendenti invece di intessere pacifiche relazioni sociali tra adulti e facciamo presente al piccolo padrone di casa che quando viene qualcuno a casa sua è usanza di cercare di farlo stare bene e condividere quello che abbiamo. Si, ok. Peró preparare una festa per gli amici è un passo ulteriore. A parte il divertimento di fare le cose insieme,  in quest’ottica mettere le ciliegie candite sui cupcakes e mangiarne solo una ogni 3, ritagliare le pizzette e vederle lievitare, assistere alla prepararazione della torta per ben 3 giorni e sapere che bisogna attendere a mangiarla l’arrivo degli amichetti in quest’ottica diventa una tappa del diventare grandi. Ottimo, ottimo. Almeno un fine pedagogico l’ho trovato.

Potrei fermarmi qui, ora sono soddisfatta, ma ho ancora da fare il MMF azzurro per il laghetto, quindi proseguo. E riparto dal diventare grande. In fondo compiere gli anni non sempre è cosí bello, specie dopo una certa etá (tipo quella della mamma). E diventare grande puó fare paura, ancor di piú se hai un fratellino che, invece, è  piccolo. Anche tu sei piccolo, ma lui è piú piccolo di te e per questo ha meno responsabilitá. Tu invece vai all’asilo, mangi da solo, devi imparare a non fare la pipí nel pannolino e condividere i tuoi giochi. E invece diventare grande è bello, non deve far paura, e per questo va festeggiato. Certo, non basta la festa, peró male non fa, specie se la mamma ti racconta cosa di bello succede dopo i 3 anni.

E sono due, tre con la questione del saper attendere. La mia coscienza ne è satolla, quasi quanto l’impasto di MMf di zucchero a velo. Quindi possiamo anche inserire non tanto un fine pedagogico, ma una curiositá della mamma, cioé vedere come il piccolo principe di casa si comporta in mezzo ai suoi piccoli pari. Che fará Leonardo all’asilo, cosa vorrá dire che Simone e Davide sono suoi amici, come è in mezzo ad altri bambini? Sono domande che faccio continuamente alle dade (chissá, ancora senso di colpa? Ma no, dai, passiamola per voglia di conoscere meglio mio figlio) ma vuoi mettere assistere di persona a Leonardo scatenato, che ride e confabula con l’amichetto Simone, che prima controlla timido l’ambiente e alla fine corre e saltella piú di tutti, che è felice di vedere i suoi amici?  Ecco, questo serve anche alla mamma, per capire, per soddisfare la sua curiositá, e anche per essere gratificata dal vedere un bimbo felice per il regalo (la festa) che ha preparato per lui.

Sorriso da festa

Sorriso da festa

Il MMF è ormai quasi pronto quindi posso analizzare il punto piú controverso, l’argomento dei regali. Penso che a 3 anni Leonardo abbia giá superato in numero i regali che io ho avuto fino a 18 anni. Ma non è questo il problema, non ne faccio una questione di quantitá. Leonardo è felice di ricevere regali, e vedo che è felice anche di farli, basta che poi possa aiutare a scartarli. Peró mi piacerebbe che il suo compleanno non si limitasse solo a ricevere. Me lo metto come promemoria per la prossima volta, forse a 4 anni possiamo anche fargli capire che lui è un bimbo fortunato ad avere e a ricevere tanti giochi, e che si puó dare qualcosa, un vecchio gioco, o uno dei regali a sua scelta, a qualche bimbo che di giochi non ne ha. A me piace fare e ricevere regali, non mi pare particolarmente giusto eliminarli o diradarli, peró vorrei che non si abituasse ad accumularli, ma sappia anche donare a sua volta, sapersene distaccare. Mi dispiace non averci pensato quest’anno ma forse era presto. Chissá qual’è l’etá in cui si puó provare a far superare l’innato egoismo e insegnare o stimolare ad essere generoso. Beh, fortunaramente ho un anno per studiare e pensarci, e chissá quanto MMF passerá dai miei fornelli fino a quel giorno.

Bbbuona la nutella!

Bbbuona la nutella!

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Faccia da birba

In attesa di “sbloggare” le foto del compleanno di Leo e di raccontarvi della festa e della sua preparazione, facciamo un po’ il punto su quel discolaccio di Manuele che con quello sguardo furbo e quel sorriso biricchino ci sta dimostrando che il carattere è carattere, e che lui è decisamente diverso dal pacioso Leo. Non voglio certo mettere etichette ai miei figli, e quindi preciso che questa è un’impressione del momento, ma al momento, appunto, Manuele si sta rivelando un monello fatto e vestito.

Il suo sorriso fossettoso si è arricchito, saltando i due incisivi laterali inferiori e i canini, del suo primo molare, utilissimo per masticare quindi piú importante di altri denti intermedi. Non per nulla, dopo no e Onto? (pronto?), che persistono, Mamma e Papá, al momento dimenticati, la parola del momento è un entusiastico Pappa!.

Ma questo è niente rispetto alla comprensione. Se gli si dice che si esce per fare la passeggiata corre a prendere le scarpe e poi al passeggino, se è ora di pappa basta dirglielo e va in camera, apre il cassetto, prende il bavaglino e me lo porta. Ieri provava anche ad arrampicarsi sul seggiolone per farmi capire che aveva fame, salvo poi rendere sempre piú problematico il momento della pappa con le velleitá di usare il cucchiaino da solo (e con quello sghembo quasi ci riesce).

Per fortuna ha cominciato anche a capire il no detto dalla mamma. Dopo almeno un mesetto che ogni volta che provava ad accendere il televisore gli ripetevo no, mettevo la mano davanti per far capire che voleva dire che glielo impedivo e alla terza volta lo portavo via nonostante gli strepiti, ora non lo fa praticamente piú, anzi, si avvicina e si dice da solo Nooo, indicando il pulsante e ridendo. Quindi prima lezione sul senso del limite acquisita, per fortuna.

Ormai da un mesetto si cammina, si trottola in giro per la casa, si prova ad imitare il fratello quando galoppa per la casa, facendo saltelli talmenti esilaranti da mettersi a sghignazzare da solo dopo la loro esecuzione. Non solo. Ci si arrampica anche su sedie e poltrone, ma fortunatamente i previdenti genitori e nonni hanno insegnato a scendere, quindi per ora non è troppo rischioso.

Ma l’evoluzione del monello che c’è in lui si è giá manifestata nel fare il primo vero dispetto al fratello nonché compagno di giochi: una volta sottratto con mossa repentina un cavallino con cui Leonardo stava giocando, vedendo che l’interesse del fratello si stava rivolgendo ad altro, l’abbiamo visto riavvicinarsi offrendolo indietro e risottrarlo con uno sghignazzo non appena Leonardo faceva per riafferarlo, allontanandosi velocemente a passettini per mettersi fuori portata.

Per.ben.tre.volte.

Magnum

Monelleria allo stato puro, direi. Peró non abbiamo saputo trattenerci dal ridere, educatori da strapazzo che siamo.

Buffet

Posted On maggio 12, 2009

Filed under compleanni, Foto

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Domenica c’è stata la festa di compleanno di Leonardo, che meriterá un post a parte. A grande richiesta, qualche anticipazione sul buffet, preparato con l’aiuto del festeggiato.

Il sole, finalmente!

Posted On maggio 6, 2009

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Quando il sole comincia ad essere un po’ più caldo, e dopo diversi giorni di pioggia, umidi e grigi, cosa c’è di meglio di una bella passeggiata in un parco a godersi il tepore del clima e, soprattutto, l’allegria dei bimbi?

E così, approfitando del weekend lungo di inizio maggio, armati di passeggino, cappellino e vestiti “sporchevoli”, eccoci all’assalto di uno dei parchi più vicini a casa.

Poi c’è chi se la dorme…

A nanna cullato dal soleA nanna cullato dal sole

…e chi invece si gode i giochi del parchetto…

Dai che ti spingo!

Dai che ti spingo!

Comunque sia, ci siamo proprio divertiti un sacco!

Che bel sorriso!

Che bel sorriso!

Un’avventura da ripetere al più presto!

Autore: papà