Sfortuna opportuna

Quando voi bambini a cui è dedicato questo blog sarete grandi questa crisi finanziaria ed economica sará forse dimenticata. O forse se ne parlerá in modo mitico come la prima crisi veramente globale del ventunesimo secolo o tragico come quella crisi che mise in ginocchio l’Occidente o forse, speriamo, anche in modo positivo, come quella crisi che mise fine ad una crescita senza sostanza e ci fece rivedere le prioritá verso gli altri e verso l’ambiente.

Chissá se ci chiederete mai cosa faceva la nostra famiglia in quel frangente e cosa facevate voi nel 2009, se eravamo ricchi, se abbiamo avuto difficoltá da affrontare in questa congiuntura e come le abbiamo affrontate.

Beh, meglio che lo sappiate, ricchi non siete, ma non vi manca nulla di importante. Avete una casa, è un appartamento piccolo piccolo in cui siamo un po’ strettini, visto che la vostra cameretta è una singola, ma è nostro (e in questi giorni estingueremo anche il resto del mutuo).

La mamma prima di rimanere incinta la prima volta lavorava a tempo pieno e le piacerebbe continuare a farlo, per due motivi: il primo è che il suo lavoro le piace molto, il secondo è che con il papá, quando la nostra famiglia si è allargata, abbiamo fatto delle scelte: lui ha lasciato lo studio per cui lavorava perché non gli lasciava sufficiente tempo libero per potersi organizzare con i suoi clienti e per la sua famiglia e si è buttato e ha un piccolo studio legale per conto suo. Questo peró vuol dire che probabilmente per qualche anno lavorerá tanto ma non guadagnerá moltissimo, capita cosí quando si comincia. Quindi lo stipendio di mamma serve tutto.

Il problema è che c’è la crisi. Da ogni parte si sente parlare di licenziamenti e cassa integrazione, di ordini fermi, di mancati incassi. Tutta la catena produttiva rallenta o si ferma. E anche nell’azienda in cui lavora la mamma la diminuzione di fatturato ha portato a parlare di esuberi, di licenziamenti collettivi. Dopo un mese di trattative hanno deciso di optare per i Contratti di Soliderietá, un ammortizzatore sociale per cui tutti ci si diminuisce il lavoro, in proporzioni diverse a seconda del ruolo, per evitare che qualcuno rimanga senza. Alla fine è stato un percorso positivo, ma il risultato è che la mamma lavorerá 10 ore in meno a settimana per i prossimi due anni.

Lo stipendio non sará ridotto proprio del 25%, ma un po’ di meno, perché una parte della differenza la coprirá l’INPS. Certo, bisognerá ingegnarsi per spendere di meno, ma devo ammettere che se c’era un momento opportuno perché questo accadesse era questo.

Questa azienda permette di lavorare in buona parte da casa fino al compimento di un anno di etá del figlio, il che significa che negli ultimi anni la mamma è stata prima in maternitá a rischio dalla fine del terzo mese perché gemellare, quindi a riposo a casa, poi ha lavorato da casa fino a che Leonardo non ha compiuto un anno, poi per 7 mesi a tempo pieno, mentre aspettava Manuele, portandosi il pranzo da casa e mangiandolo di fronte al computer per uscire prima e poter stare qualche ora a giocare con Leo, poi di nuovo in maternitá, poi ancora a lavorare da casa. Tutto questo finiva il 6 Marzo, con un po’ di magone. Avevo l’idea di prendere comunque dei giorni di maternitá facoltativa fino all’Estate e prolungare un po’ le vacanze estive, ma vedo i miei bimbi ancora cosí piccoli e l’idea di stare lontano da loro tutto il giorno mi pesava molto. Se avessi potuto ottenere un part time per un paio d’anni, pur con tutti i sacrifici che ne derivavano, forse l’avrei fatto, ma nell’azienda in cui lavoro il part time se richiesto è a tempo indeterminato per cui sarebbe stato difficile ritornare a lavorare 8 ore al giorno.

In un primo momento avevo pensato di distribuire queste 10 ore in meno su tutti i giorni, in modo da lavorare solo 6 ore al giorno e poter tutti i giorni stare con i miei bimbi per una parte del pomeriggio. Ne ho parlato con il papá che mi ha detto: “Bravissima, alza la mano destra che vado a prendere la Costituzione e ti faccio giurare che non farai un minuto in piú di queste sei ore al giorno”.

Non ho giurato, perché aveva ragione a temere che poi avrei prolungato il lavoro, continuando a lavorare forse non 8 ore, ma almeno 7 al giorno. Quindi alla fine la decisione è che la mamma lavorerá 8 ore dal Lunedí al Mercoledí (e ancora si porterá il pranzo da mangiare davanti al computer per essere da voi il prima possibile), 6 ore il Giovedí e stará a casa il Venerdí. Potrá passare piú tempo con voi, e anche se abbiamo dovuto rinunciare al viaggio in Canada per andare a trovare la Zia Laura, anche se non potremo andare subito a vivere in una casa piú grande, anche se magari il futuro sembrerá un po’ piú incerto di come era ieri troveremo il modo di renderci la vita allegra. Intanto oggi stiamo insieme, e per piú tempo di prima, e di questo io non posso che esserne davvero felice.

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