Piccoli giocatori crescono

Posted On novembre 14, 2008

Filed under giochi del papà, Leonardo, Manuele

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Dopo l’exploit di qualche giorno fa con Leonardo che mi gratifica di un improvviso e perfetto “Papà, Fantacalcio!”, il mio orgoglio di papà-giocatore (specie particolare nel genus “papà”) mi ha suggerito di evidenziare in questo blog i notevoli progressi in ambito ludico dei miei piccoli tesori.
Manuele, per il momento, esplora carte e pedine con curiosità ed, in alcuni casi, con evidente soddisfazione di papille gustative e gengive doloranti per l’arrivo dei dentini: insomma, è sulla buona strada, ma ha ancora molto da imparare…

Suo fratello maggiore, invece, lui si che ormai è decisamente indirizzato verso una carriera di incallito giocatore di giochi di società! In effetti da diverso tempo ha ben imparato dove sono conservati i miei preziosi giochi e frequentemente apre da solo il mobile e chiede “Papà: dadi!”. Infatti ha una vera passione per tutti i generi di dado… E naturalmente per ogni pedina che dovesse sbucare dalla confezione insieme a carte, tabelloni e quant’altro…

A sei mesi, già era interessato ai giochi che, “casualmente”, gli finivano tra le mani.

Leonardo a sei mesi ama già i wargames

Un po’ più grandicello, a circa un anno, tentava già l’assalto alla Francia rivoluzionaria

Napoleonardo

A due anni e mezzo, il nostro piccolo generale si sente però in grado di seguire le orme di un vero mito: Alessandro Magno. Ed eccolo quindi che dispone le sue temibili armate in Asia Minore, per tenere sotto controllo i riottosi regni alessandrini.

Leonardo Magno e le sue truppe

Quale sarà la prossima avventura del nostro piccolo Generale?

Autore: papà

A proposito dell’ottavo mese

Posted On novembre 13, 2008

Filed under Manuele, tappe di crescita, Uncategorized

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Volevo aggiornare il post dell’ottavo complemese con i progressi di Manuele, ma sono stati giorni pieni (quando mai con due bimbi piccoli?). Quindi ho deciso di dedicarci un post a parte, corredato di foto recenti.

Prima di tutto, onore al primo dentino! Arriviamo tardi ma arriviamo! Fra poco sará abbastanza visibile da ornare manifestamente il suo sorriso, prometto foto dell’evento. E c’è il compagno accanto che sta spingendo. Non per nulla è lagnosissimo in questi giorni.

In realtá in tempi normali Manuele si conferma il bimbo allegrotto di sempre, ma sta cominciando anche a tirare fuori il suo bel caratterino. È veramente caparbio, se perde un giochino o non riesce ad avere quello che vuole strilla come un aquilotto spennato, se vuole essere preso in braccio si dimena finché non lo prendi, e una volta ottenuto quello che vuole si guarda intorno con un sorriso vittorioso che vorrei riuscire a fotografare e che dice “Vedete? Ce l’ho fatta! ”

Non timbra il tavolo come suo fratello (alla sua etá Leonardo passava il tempo a coprire con il pollice ogni superficie piana che si ritrovava davanti, ma questo gioco non l’ho visto fare a nessun altro bimbo) ma, al contrario di lui, sta seduto a lungo a esplorare il suo “cesto dei tesori”, un cesto di vimini pieno di giochi che prende, osserva, ciuccia e mette via, oppure gioca con il tavolo multiattivitá della Chicco, che era di suo fratello e abbiamo riabbassato per lui. Non gattona ancora, ma si sposta strisciando, preferibilmente all’indietro. Ha una notevole manualitá, riesce a sfogliare le pagine di un libro un po’ spesso, e gioca giá con i giochini che richiedono di girare rotelle o alzare leve. Ama tantissimo la musica classica, quella dei carillon, ma anche se metto un cd si ferma per un po’ ad ascoltare. Leo invece voleva solo musica ritmata, per ballarci sopra, anche da piccolissimo. Gli piace tantissimo giocare a bubusettete, oppure cercarti se ti nascondi dietro un oggetto. E ride come un matto se ti metti qualcosa di buffo in testa!

È cominciato il periodo dell’ansia da distacco, adesso se per caso me ne vado dalla stanza spesso si mette a piangere, se mi vede arrivare mi si butta in braccio, la notte se si sveglia non vuole nessun altro che me. Leo è molto paziente in realtá con questo suo fratellino accaparramamma, a volte li devo prendere in braccio tutt’e due, ma in genere capisce che se sto un attimo con Lele poi staró anche un po’ con lui, e io cerco di mantenere sempre le mie promesse in proposito. Ho stampata nella mente la sua faccina una delle prime volte che sono uscita da sola con lui dopo la nascita di Manuele, e mi serve da monito.

Avevo lasciato il piccolo ai nonni, ed eravamo andati insieme al mio ometto grande a vedere un asilo nel periodo in cui stavamo scegliendo la struttura in cui sarebbe andato. Leonardo era felicissimo di queste uscite, ma quando tornavamo verso casa diventava  sempre piú capriccioso. Una volta si è piazzato a pochi metri dal portone dicendo “Casa no.”. Gli ho raccontato delle cose belle che si potevano fare a casa e gli ho detto tra le altre cose che quando saremmo andati su avremmo potuto leggere insieme un librino a sua scelta. Varcata la porta ho trovato Lele in lacrime, che voleva il latte e rifiutava il biberon, e, sentendomi in colpissima, l’ho preso per allattarlo. In quel momento è rientrato Leonardo che era corso in camera sua, ancora con la giacca, a prendere il libro da leggere insieme. Mi ha visto con Manuele e mi ha guardato con uno sguardo triste e tradito che non dimenticheró mai. La cosa si è risolta subito, perché gli ho spiegato che Manuele aveva fame e io potevo leggere anche se lo stavo allattando, e siamo andati tutti sul letto, Manuele che puppava e io che leggevo a Leonardo accucciato sotto il braccio libero. Ma mi è servito di lezione: se faccio una promessa, è la cosa piú importante, la devo tenere a mente come prioritá assoluta e non sgarrare. Penso che questo sia stato molto importante per Leo, che tutto sommato sembra molto piú contento di avere un fratello che triste per il fatto di dividere con lui genitori e nonni, e non ha mai avuto manifestazioni di gelosia esagerate.

Per quanto riguarda il versante pappe, anche in questo Manuele si distingue parecchio da Leonardo: mangia molto volentieri quantità di pappa tali che io smetto di imboccarlo non appena si dimostra un po’ svogliato, senza insistere neanche un pochino anche se apre ancora la bocca alla vista del cucchiaino, perché dopo sento il pancino cosí pieno che ho paura che scoppi (e infatti ogni tanto si fa il suo rigurgitino post pappa). Anche se devo tornare dalla pediatra per farlo rimisurare, mi accorgo dai vestitini che cresce parecchio, e si vede che di corporatura è piuttosto robusto.

E infine la sua testolona: abbiamo fatto una eco transfontanellare di controllo, e l’idrocefalo è rimasto in termini di grandezza uguale, il che vuol dire che essendo lui cresciuto in proporzione è diminuito. Lui continua a farsi notare dalla dottoressa che ci segue sporgendosi sul tavolo per tentare di rubarle le penne e i fogli con cui scrive, quindi lei si dice sempre piú sicura che il suo piccolo paziente non ha nessun problema piscomotorio, anzi. Forse sará necessaria un’altra risonanza magnetica con il nuovo anno, ma è tutto da vedere piú avanti. Quindi ottime notizie per ora!

Studiando un palloncino 1

Studiando un palloncino 2

Studiando un palloncino 3

Ottavo complemese

Posted On novembre 6, 2008

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Scatto dal cellulare della nonna

Scatto dal cellulare della nonna nel giorno del mio ottavo complemese.

Look da mamma

Questo post inaugura la categoria: “i sacrifici che ho fatto per te”. Visto che questo blog è nato per tenere un diario di tutte le piccole tappe, i progressi, i fatti buffi dei nostri bimbi anche per poterglieli raccontare quando saranno piú grandi, perché non approfittarne per avere una lista dettagliata da snocciolare al primo ritardo serale o desiderio di ribellione?

Da qualche giorno ho cominciato una blanda dieta per provare a buttare giú i chili rimasti dalla prima gravidanza, visto che per fortuna quelli della seconda se ne sono andati via da soli con un po’ di ginnastica durante l’estate. Ormai Manuele prende anche la pappa serale, quindi il bisogno di produrre latte è diminuito e forse, mi auguro, anche l’appetito, anche se non mi pare. Da un lato mi dispiace, è galvanizzante sapere che quel contatto cosí bello durante l’allattamento è anche lo strumento per dare al mio piccolo l’unico nutrimento che gli serve, dall’altro questa è l’occasione per tornare un po’ meno mamma e un po’ piú …. non so, dire donna non mi piace, peró altro, non solo mamma.

La questione è anche pratica: il mio guardaroba è fermo al 2005. Dopo si sono susseguite una gravidanza, un anno di lavoro da casa, un mese primaverile di lavoro in ufficio, un’altra gravidanza e adesso sto di nuovo lavorando da casa. In questi 3 anni ho usato prevalentemente tute e abiti premaman. Le magliettine striminzite abbinate a pantaloni morbidi che costituivano il mio comodo look di tutti i giorni non mi stanno piú, o comunque non mi stanno piú tanto bene. Non sono solo i chili in piú, sono cambiata, avevo 32 anni e ora non piú, non ero mamma e ora sí, e poi anche alcuni vestiti, oltre a essersi magari rovinati, sono ormai decisamente vintage. Inoltre sono stanca di andare in crisi se le mie due paia di pantaloni che mi stanno decentemente sono entrambe nella cesta dei panni sporchi.

Ho quindi deciso che ai saldi mi scateneró per svecchiare un po’ il guardaroba e avere qualche cosa da mettermi che mi stia bene per quando a Marzo torneró a lavorare in ufficio a tempo pieno. Questo mi ha portato a riflettere su cosa vorrei e in cosa sono cambiate i miei gusti e le mie esigenze adesso che sono mamma di due “accessori” veramente fashion.

Prima di tutto i capelli. Il tempo delle parrucchiere è finito. Sono tornata al mio colore naturale, castano scuro, al netto dei capelli bianchi peró. La tinta si fa in casa con un prodotto no ammoniaca, no parabeni, no resorcina, compatibile con gravidanza e allattamento. Ora che l’ho provato penso proprio di continuare a usarlo anche una volta finito di allattare. I capelli ormai sono lunghissimi come mai non sono stati: un po’ è colpa del fatto che non ho tempo di andare a tagliarli, ma c’entra anche il fatto che si capisce che sia a Leonardo che a Manuele piacciono cosí. Per un periodo Leo si addormentava accarezzandoli, Manuele invece me li tira vigorosamente, ma quando l’altro giorno me li sono lavati e sono uscita dal bagno con un asciugamano in testa, è stata la tragedia. Tutte le volte che mi guardava si metteva a piangere e a strillare, e finché non ha visto che i capelli ce li avevo ancora sotto quell’asciugamano, non ha smesso. Capite che anche se volessi, proprio non se ne parla di tagliarli.

Poi il trucco: si vabbé, ogni tanto un po’ di ombretto e eyeliner ci scappa, ma niente piú trucco quasi completo di un tempo. E chi ce la fa con un bimbo appeso ad una gamba e l’altro in braccio? Ho trovato un’ottima crema colorata per il contorno occhi che funge anche da copriocchiaie, idem per il viso, cosí si protegge la pelle e si nasconde il colorito da Gollum, e, se ci scappa, un pochino di mascara nero per dare un’aria leggermente piú sveglia. Nelle sere di festa, il lucidalabbra.

E qui mi concedo un piccolo excursus. Qualche tempo fa ho fatto ordine tra i vecchi cosmetici, trovando finalmente il coraggio di buttarne alcuni. C’erano ancora i mascara colorati blu e verdi dell’adolescenza, il primo ombretto comprato con la paghetta in prima liceo, la matita verde acqua presa ai grandi magazzini di Parigi perché “si intonava bene con i miei occhi”, il quotatissimo rossetto rosso scuro 419 della rimmel che ci passavamo nei bagni dell’università. É stato tenero, malinconico e difficile, anche se ero perfettamente consapevole che il mio viso non avrebbe mai piú indossato quella tavolozza improbabile di colori, ma ho trovato il coraggio di buttare quasi tutto, prima che irrancidisse completamente. Peró che strano pensare che questo di oggi è il futuro che io sognavo con il 419 perso tra i manuali di matemarica, un lavoro che mi piacesse, un uomo favoloso da amare, una famiglia. Fine excursus.

Per i vestiti, vedremo piú avanti, quando avró perso questi benedetti ultimi 3 kg. Ultimamente mi sono un po’ troppo appiattita su tute e maglioni larghi, ma sto in casa e voglio stare comoda. Sicuramente un occhio va dato ai tessuti. Niente golfini pelosini e delicati, niente magliettine traforate, insomma, niente che non possa andare in lavatrice al primo rigurgitino o abbraccio inzaccherato.

Rimangono le scarpe. Sotto il letto ho un paio di sabot neri con cinturini incrociati e tacco da 11 centimetri. Già, un tempo portavo spesso scarpe con il tacco piú o meno alto. Credo che prepareró loro un altarino in un angolo dell’armadio in onore dei penati e dei tempi passati. La mia schiena e il mio equilibrio non mi consentono ormai nulla di piú alto di un paio di centimetri con un bimbo in braccio. Quindi via libera alle ballerine, ne ho già comprato due paia la scorsa estate, e agli stivali, che adoro, ma bassi. I tacchi, anche quelli, li conserveró per tirarli fuori ogni tanto e ricordarmi la gioventú spensierata. Anche se devo dire che sono molto piú felice ora, e non mi mancheranno troppo.

E voi, amiche mamme, come avete cambiato il vostro look da quando avete prole?

Autrice: mamma